A casa di Alessandro Vannicelli, Digital consultant e blogger di Schisciando

febbraio 5, 2014
A casa di Alessandro Vannicelli, Digital consultant e blogger di Schisciando

Ci racconti chi sei e che cosa fai?

Rappresento lo stereotipo Milanese direi. Lavoro in un’agenzia di marketing e comunicazione, ma mi salvo in corner occupandomi di Digital, come Senior Consultant. Quindi il refrain “Faccio cose, vedo gente” si tramuta in “Chatto con persone, twitto con followers” 🙂

Ci vuoi parlare di ciò che ti piace fare e della tua passione per la cucina?

Sono un fervente sostenitore dell’italianità, l’italiano (senza scendere in discorsi politici) che non smette mai di arrangiarsi, che non smette mai di crederci e di trovare un’alternativa. L’italiano che ha una dose di creatività fuori dal comune. Schisciando è in qualche modo la Schiscia coniugata come un verbo, uno stile di vita come cito all’interno della descrizione del mio blog. Il volersi bene a tavola l’ho ereditato dalla mia famiglia, un po’ di creatività da mio padre: mi preparava lui la schiscetta quando andavo a scuola, e poi al lavoro, e vivevo con i miei genitori. Mi ha insegnato il gusto di osare, per soprendere (a volte anche troppo!). Da mia madre invece, che è pugliese, ho imparato l’importanza dei dettagli, la cura con cui ogni ingrediente va scelto e dosato. Non sono una creatura mitologica con la barba di Cracco, gli occhiali di Barbieri e i piedi di Vissani. A volte mi piace lanciarmi nella ricerca della madeleine perduta, andando a ricreare nella mia cucina (un cucinino, non esageriamo), i sapori della mia infanzia, con cui sono cresciuto. Come la parmigiana che preparava mia madre la domenica mattina (io a quell’ora tentavo di riprendermi dai postumi del sabato sera). O come il gattò (o gateau) di patate, un suo vecchio cavallo di battaglia, che, col tempo, è diventato anche uno dei miei piatti forti.

Sono i sapori a cui non ho mai rinunciato, per questo ho deciso di portarmeli anche in ufficio. In questo, lo ammetto, sono un po’ choosy.

Che cos’hai trovato nel box di portaNatura che ti ha ispirato? 

Mi sono piaciute moltissimo le bietole e l’insalata, che ho utilizzato subito per uno strudel salato con mozzarella e salsiccia mantovana. La zucca meravigliosa che ho trovato ho intenzione di tramutarla non in una carrozza, ma con molta probabilità in una cake americana. Le clementine stanno finendo subito, per spezzare durante la giornata di lavoro sono l’ideale!

In questa stagione che cos’hai voglia di cucinare (o di farti preparare!)?

Sono reduce da una cena a base di risotto al radicchio, con finocchi e pancetta affumicata che mi ha coccolato e rinfrancato dopo una giornata intensa di lavoro. Mi piacerebbe cucinare nel breve una pasta ai ceci. In teoria questo piatto potrebbe passare sia come zuppa che pasta, io l’ho ribatezzato in privato, “zupPasta”, ma diciamolo a bassa voce. E’ un piatto, semplice, delizioso di origine contadine e rispecchia perfettamente l’essenza della Cucina Italiana (quella con la C e la I masiuscole).

Che cosa non manca mai nel tuo frigorifero? 

Nel mio frigorifero non manca mail del buon vino bianco fruttato, da tenere in fresco per una cena romantica. Dei pomodorini Piccadilly, che non sono sempre di stagione ma ti risolvono una cena usati per un bel piatto di pasta con del basilico fresco. Le patate, per sformati, nel forno e per un purè: il gusto di pulire con un boccone il cucchiaio di legno durante la sua preparazione, ha dell’afrodisiaco. I contenitori delle mie schiscette. Del parmigiano reggiano, che non ha bisogno di parole J

Vuoi rivelarci una tua fissazione green (per esempio, mangiare i broccoli almeno una volta alla settimana, spalancare le finestre tutte le mattine anche se ci sono 2° C, riciclare tutto, sfinire gli amici che usano troppo l’automobile…)? 

Fissazione è difficile: Diciamo che oramai utilizzo l’auto solo nei week end, mi muovo principalmente con i mezzi pubblici e la bicicletta, anche se ammetto che Milano non è ancora arrivata ad essere bikefriendly come dovrebbe ambire a diventare.

Qual è un rito che ti piace celebrare nella tua cucina? 

Il rito della cucina italiana. Quella cucina che si descrive in 3 parole.
Semplicità. La caratteristica principale della cucina Italiana è la sua estrema semplicità, con molti piatti composti da 4 fino ad 8 ingredienti. Gli Chef Italiani fanno e hanno sempre fatto affidamento sulla qualità degli ingredienti piuttosto che alla complessità della preparazione (una su tutte la pizza Margherita! senza scadere nel banale) Tradizione I piatti e le ricette sono spesso state creati/e dalle nonne più che da chef, per questo molte ricette sono adatte alla cucina casalinga. Molti piatti che una volta erano conosciuti solo nelle regioni, si sono diffusi in tutta la nazione e, perché no. Nel mondo. Unicità È una delle cucine che viene proposta di più dai ristoranti del mondo (tovagliette a scacchi bianchi e rossi inclusi), anche se spesso gli italiani non sono soddisfatti di come i ristoranti preparino i nostri piatti all’estero (giustamente). Se uno dei motivi è la difficoltà di trovare prodotti tipici del mediterraneo (o il loro alto costo in paesi in cui tali prodotti devono essere necessariamente importati), un altro motivo è paradossalmente proprio la semplicità. Per cui si ricomincia dall’inizio :). Provo nel mio piccolo a portare a compimento quello che per le mie nonne e i miei genitori ha rappresentato la cucina.

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