Due chiacchiere con il professor Paolo Toniolo

ottobre 30, 2013
Due chiacchiere con il professor Paolo Toniolo

 

Paolo Toniolo, Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Facoltà di Medicina della New York University (N.Y., USA), medico, ricercatore in oncologia, epidemiologo, specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

Difficile affrontare temi tanto complessi come quelli legati alla salute in poche righe, ma il Professor Toniolo si è prestato a una mini intervista in cui abbiamo toccato diversi argomenti interessanti.

Come mai negli ultimi anni il numero di persone, specie bambini, che soffrono di asma e malattie allergiche è in costante aumento?

Esistono diversi studi scientifici riconosciuti che concordano sul fatto che la radicale trasformazione del nostro stile di vita è in parte responsabile dell’aumento delle malattie allergiche. Oggi si vive in città, i bambini non sanno neppure da dove vengano le uova o il latte, ma un tempo, il contatto con mucche e cavalli, i giochi nell’aia e nella stalla erano normali e mettevano in contatto i bambini e le mamme in gravidanza con lo “sporco sano”, vale a dire con batteri e microorganismi che, una volta insediatisi nell’organismo, stimolano le difese immunitarie.

C’è una sorta di demonizzazione dei batteri e dei microorganismi, che ci vengono presentati come piccoli mostri da combattere.

È vero, oggi viviamo in una società ossessionata dall’igiene, che però ignora che all’interno dell’organismo umano sono presenti 10 volte più batteri e microorganismi del numero delle cellule che lo compongono. Eliminare i batteri con salviettine, detersivi, additivi e quant’altro è una pia illusione. Non possiamo vivere in un ambiente sterile, dobbiamo esporci e convivere con i batteri e con i microorganismi senza paura.

Convivere con i batteri va bene, ma come possiamo rafforzare le nostre difese immunitarie?

L’attenzione degli individui dovrebbe rivolgersi verso uno stile di vita più sano, invece di combattere un’inutile battaglia contro lo “sporco”. In proporzione, nostri nonni che vivevano in condizioni igieniche peggiori, non conoscevano asma, allergie, intolleranze e malattie autoimmuni che sono oggi così comuni. Le diete erano sconosciute, specie quelle dimagranti, si mangiava per nutrirsi. Oggi, soprattutto i bambini soffrono di “malnutrizione”, nel senso che mangiano male, troppi zuccheri, alimenti eccessivamente elaborati e troppo calorici, bevande gassate… Tutto questo porta all’alterazione della flora batterica e del sistema immunitario ed ecco che si è più soggetti a vari disturbi e alle allergie. Non si presta sufficiente attenzione a ciò che si mangia, lasciando che siano altri a decidere per noi e a pilotare i nostri gusti.

Pilotare il gusto?

Pensiamo alla vitamina C, insieme alla vitamina D è uno dei pilastri del nostro benessere. L’uomo non è in grado di sintetizzarla, dunque la deve assumere con il cibo. Le arance sono una fonte di vitamina C fantastica, ma poiché siamo stati abituati a cibi sempre più dolci, oggi le arance considerate “buone” contengono più fruttosio – dunque altro zucchero – e meno vitamina C, che dà quel tipico sapore aspro all’agrume. Così, preferiamo assumere le vitamine sotto forma di integratori alimentari, prodotti non pensati “su misura” per noi.

E la vitamina D, invece, da dove la ricaviamo?

Dal sole, dai suoi raggi. I nostri antenati passavano all’aria aperta molto più tempo di noi, esponevano la pelle ai raggi solari tutto l’anno e aiutavano la sintesi della vitamina D da parte dell’organismo. Noi ci esponiamo al sole una o due settimane l’anno, giustamente ricoperti di crema protettiva, e poi ci rintaniamo per il resto dell’anno. Trascorrere più tempo possibile all’aperto in tutte le stagioni è sempre una buona norma e, soprattutto durante i mesi più caldi (diciamo da aprile a ottobre), esporsi al sole non per abbronzarsi ma per farsi accarezzare dai suoi raggi fa sempre bene.

È sempre vero che mangiare frutta e verdura sia la scelta più sana?

Conta molto la qualità di ciò che si mangia. Se si consuma verdura coltivata in orti che usano stallatico come fertilizzante, bisognerebbe sapere che se le mucche sono state tirate su ad antibiotici, quelle stesse sostanze si trovano anche nel loro letame e, di conseguenza, anche nella carota che sgranocchiamo sereni… Imparare a riconoscere gli alimenti veramente sani è importante, solo così si può accettare il piccolo sacrificio di tornare a lavare l’insalata con le proprie mani ed evitare quella preconfezionata, raccolta magari troppo presto, trattata e imbustata perché duri il più a lungo possibile.

Si parla molto dell’importanza di mangiare ingredienti di stagione, che cosa ne pensa?

Penso che nessun pomodoro cresciuto in serra a dicembre o nessuna mela che ha viaggiato dall’Argentina fino a casa nostra possa avere il sapore e darci lo stesso piacere di un pomodoro caldo del sole di agosto o della mela dell’albero che diventa rossa a ottobre. Seguire le stagioni è un modo per recuperare l’armonia che un tempo avevamo con la natura, con il caldo, il freddo, l’accorciarsi o l’allungarsi delle giornate. Abbiamo smesso di dar retta al nostro corpo, lo forziamo a dormire troppo o troppo poco, a stare fermo a lungo, a non godere del sole e a nutrirsi di alimenti che non vanno bene. Le forzature hanno sempre delle conseguenze.

Fare cultura alimentare è importante e Lei è impegnato su questo fronte…

Sì, credo molto nella necessità di aumentare la consapevolezza delle persone rispetto al tema dell’alimentazione. Con alcuni colleghi abbiamo organizzato una serie di incontri di approfondimento dal titolo “La salute parte dalla pancia” e altri seguiranno a breve, tutti dedicati al tema “cibo e salute”.

Bene, noi di portaNatura ci saremo! Grazie.