Oggi siamo a casa di Carla Gambaro (e dei suoi gatti), traduttrice

marzo 15, 2013
Oggi siamo a casa di Carla Gambaro (e dei suoi gatti), traduttrice

 

Ci racconti chi sei e che cosa fai ?

Piemontese di origine, cresciuta tra le risaie, vivo a Milano da quando mi sono sposata, anche se ho incominciato a frequentare e amare questa bizzarra metropoli dai tempi dell’università. Ho 54 anni, un marito quasi coetaneo appassionato di golf, due figli maschi ormai grandi e tre gatti. Sono traduttrice (dallo spagnolo e dall’inglese), ma mi occupo anche di lingua e di scrittura a vari livelli e in diverse fasi editoriali, comprese le revisioni dei testi e le correzioni di bozze. Sono affascinata dalla ‘parola’ in tutti i suoi aspetti e amo moltissimo il mio lavoro, anche se – come molti ben sanno – quella dei traduttori è una categoria assai bistrattata. In passato ho anche girato il mondo per lavoro, collaborando con agenzie che si occupavano di viaggi incentivi ad alto livello e di importanti eventi sportivi; la passione per i viaggi mi è rimasta, ma ora lo faccio esclusivamente per diletto, anche se, ovviamente, con minore frequenza. Uno degli aspetti che maggiormente apprezzo della mia condizione di freelance è la libertà nella gestione del tempo, anche se spesso il momento della consegna di un lavoro si conclude con le maratone tra i dizionari e le nottate al computer. Da qualche anno collaboro come volontaria presso una scuola di italiano per donne straniere: insieme ad alcune meravigliose “colleghe” mi occupo del nido, in cui ci prendiamo cura dei bambini mentre le mamme sono a lezione.  Pur amando e apprezzando la vita cittadina, sento molto forte il richiamo del verde e della natura, che cerco di ricreare in ogni angolo della casa. Il mio piccolo terrazzo è una vera giungla, in cui io stessa spesso fatico a riconoscere le specie che vi crescono, magari nate dal seme di un frutto tropicale scampato alla pattumiera. Da qualche tempo ho la possibilità di dare sfogo al mio ‘furore agricolo’ nel giardino di un casale vicino al Lago Maggiore, dove andiamo a prendere una boccata d’aria ogni volta che i vari impegni ce lo consentono. L’elenco dei miei interessi sarebbe piuttosto lungo, ma sono incuriosita in particolare da tutto quanto riguarda la spiritualità e le religioni (tutte!). Secondo i miei familiari il mio più grande difetto è quello di non conoscere il significato parola “ozio”; non credo di potermi definire una gran sportiva, ma, oltre a praticare yoga e tai chi, amo molto camminare e sciare.

Ci vuoi parlare del tuo lavoro e della tua passione per la cucina?

Ho difficoltà a individuare l’origine del mio interesse per la cucina, ma posso dire che ricordo perfettamente quando mio nonno, piemontese doc ed ex cuoco degli alpini, mi insegnò a preparare lo zabaione, utilizzando il mezzo guscio dell’uovo come misurino per calcolare la quantità di zucchero e di marsala. Avevo non più di sette o otto anni e ancora oggi, quando entro per la prima volta in una pasticceria, cerco subito con lo sguardo i bigné allo zabaione per poterli assaggiare e decidere se il pollice sarà rivolto verso l’alto o verso il basso.  I dolci sono rimasti la mia passione, ma nel corso degli anni diciamo che i miei orizzonti si sono ampliati. Oggi sono molto attenta alla qualità delle materie prime e all’aspetto nutrizionale degli alimenti. Non disdegno la carne (le mie origini proprio non me lo permettono), ma sto cercando di ridurne gradualmente il consumo: mi definisco un’aspirante vegetariana, anche perché sono convinta che il futuro del nostro pianeta dipende in gran parte dalla drastica riduzione dell’allevamento degli animali che finiscono nei nostri piatti. Per questa e per altre ragioni – non ultime le intolleranze alimentari di familiari e amici – la cucina oggi per me è sempre di più una sfida, mirata a soddisfare e, perché no, stupire il palato dei miei commensali con piatti dai quali elimino di volta in volta gli ingredienti ‘incriminati’, sostituendoli con alternative insolite.


Che cos’hai trovato nel box di portaNatura che ti ha ispirato?

L’apertura della scatola di portaNatura è stato un momento molto divertente, con i gatti che si accalcavano per curiosare anche loro, sicuramente attratti dal profumo di  “campagna”. Ho trovato frutta e verdura freschissime e dall’aspetto assolutamente naturale: broccoli, zucchine, cavolo cinese, grappoli di pomodorini, e alcuni agrumi profumatissimi. L’idea della scatola “a sorpresa” mi piace molto, perché spesso ci si impigrisce ad acquistare sempre gli stessi ingredienti, soprattutto per quanto riguarda gli ortaggi. Mi sono dunque ritrovata a cimentarmi con alcuni prodotti che non acquisto spesso e questa è stata l’occasione per rispolverare delle ricette che non cucinavo da tempo. I primi a ispirarmi sono stati i pomodorini: li ho usati prima di tutto per preparare delle gustose bruschette, poi per dare una nota di colore e di sapore a una semplice pasta al pesto e infine per preparare una crostata salata che avevo imparato a cucinare qualche anno fa e che avevo dimenticato. Sono quindi passata all’attacco delle zucchine, di uno straordinario colore smeraldino, con cui ho cucinato una velocissima crema accompagnata da crostini di pane integrale. Con i broccoli ho invece preparato un’insolita polenta (gli “alberelli” vanno aggiunti subito dopo la farina), che qualche tempo fa mi ero divertita a presentare quasi come se fosse un dolce, ossia fatta rapprendere in uno stampo da plum-cake o da budino e servita – magari su un’alzatina da torta! – con l’accompagnamento di una fonduta di montasio o altro formaggio simile. Le foglie del cavolo cinese le ho usate per preparare dei delicati involtini di pesce, che ho fatto cuocere al vapore. Infine le meravigliose arance le ho usate per una ricetta in cui il bio non è più una scelta, ma diventa un obbligo, dal momento che il frutto va utilizzato completo, con tanto di buccia e semi: una squisita torta di arance e mandorle, senza farina e senza latte né burro, adatta quindi a celiaci e intolleranti al latte e derivati.

In questa stagione che cos’hai voglia di cucinare (o di farti preparare!)?

Ormai siamo alle soglie della primavera, ma visto il clima ancora piuttosto freddo direi che faccio fatica a staccarmi da uno dei miei piatti invernali preferiti: la polenta! Mi piace scoprire diverse varietà di mais antiche recuperate da produttori locali, come i vari ottofile, il pignoletto rosso, il mais violetto o quello bianco. Senza dubbio le cene a base di polenta sono le più allegre e divertenti a casa nostra: un bel tagliere fumante in tavola con tutti gli accompagnamenti possibili, dal brasato alle salsicce, dai funghi ai formaggi, per finire con la marmellata!

Che cosa non manca mai nel tuo frigorifero? 

Il mio frigorifero ha diversi ‘ospiti fissi’, ma quello che non manca veramente mai sono le uova (spesso anche quelle di quaglia). Secondo me si tratta dell’ingrediente più versatile in assoluto; con una dozzina di uova sempre fresche in frigo, e con l’aggiunta di pochi ingredienti, sono sicura di riuscire a improvvisare in meno di un’ora una bella cenetta, dall’antipasto al dolce.




Vuoi rivelarci una tua fissazione green (per esempio, mangiare i broccoli almeno una volta alla settimana, spalancare le finestre tutte le mattine anche se ci sono 2° C, riciclare tutto, sfinire gli amici che usano troppo l’automobile…)? 

Devo ammettere che una fissazione ce l’ho, e anche un po’ maniacale: quella di non buttare via nulla. Cerco di recuperare tutto sia perché mi inquieta la mole di rifiuti che produciamo, sia perché sono convinta che quello che non serve a me può essere di grande utilità a qualcun altro. Tutto sta a individuare il destinatario ideale. Nella nostra città non mancano certo le organizzazioni che raccolgono di tutto (libri, indumenti, vecchi elettrodomestici, biciclette rotte da mandare in Africa e che permettono magari a un ragazzino di spostarsi da un villaggio all’altro per andare a scuola…) per cui non ci sono giustificazioni alla sistematica abitudine di riempire i contenitori dei rifiuti con oggetti riutilizzabili. Per quanto riguarda in particolare la cucina mi diverte molto creare piatti sorprendenti con i cosiddetti “avanzi” (quando resta qualcosa dopo l’intervento ‘ecologico’ dei miei famelici felini). I semi di quasi tutte le specie vegetali che passano dalla mia cucina finiscono  invece sottoterra, dimenticati nei vasi che tengo in casa, sui davanzali o sul terrazzo. E non finisco mai di stupirmi quando, talvolta a mesi di distanza, mi trovo davanti ai miracoli di cui è capace la natura!

Qual è un rito che ti piace celebrare nella tua cucina? 

Un rito vero e proprio non ce l’ho, ma sicuramente la cucina è l’ambiente più “magnetico” della casa, quello verso cui immancabilmente tutti convergono, familiari, gatti e ospiti di passaggio. Questo accade anche quando mi ci vorrei barricare dentro, per rilassarmi cucinando in assoluta pace e tranquillità, con i miei tempi e i miei ritmi. Come in una sorta di meditazione. Forse il mio rito è proprio questo…