Enrica e la festa del box PortaNatura

Enrica e la festa del box PortaNatura

Vi presentiamo Enrica, mamma blogger, una volta avvocato di un importante studio genovese ed appassionata cliente di PortaNatura.

Chi è Enrica?

Una vita trascorsa alla ricerca dell’equilibrio nella nostra giurisprudenza. Precisa, affidabile e con il sogno già da piccola di poter fare la differenza. E ci riesce molto bene!

Poi ecco… l’evento che segna una delle evoluzioni più determinanti per l’essere umano: diventa mamma.

Gli equilibri cambiano e la sua esuberanza, la sua solarità sente che debbano essere orientate verso una dimensione nuova dell’esistenza.

Crea un bellissimo Blog, A Small Kitchen in Genoa (www.asmallkitcheningenoa.com) dove raccoglie ricette, percorsi nella meravigliosa tradizione ligure con un gusto fotografico e letterario particolare, unico. Pagine sofisticate e semplici nello stesso tempo. Pagine da un gusto fortemente italiano ma con un gran tocco internazionale (ogni articolo viene presentato infatti anche in inglese).

Ed in questo questo nuovo secondo capitolo della vita Enrica incontra e si innamora di PortaNatura.

Lei che ama la natura e crede che sia la forma più alta di perfezione vive l’arrivo del box di PortaNatura come una festa:

“ Io ed il mio bimbo attendiamo che arrivi il pacco di PortaNatura con gioia e divertimento. E’ un momento di festa poter aprire il pacco chiuso da uno spago naturale. E’ tornare indietro nel tempo. Non c’è nastro adesivo ma solo un piccolo fiocco che separa noi due dalle meraviglie di PortaNatura: frutta e verdure fresche e colorate.

E poi i colori…che sorpresa! Talvolta troviamo toni che ci stupiscono…le bietole con il gambo rosso e le carote viola. Una vera festa per noi

Cari Amici,

se volete provare anche voi questo momento di festa

cliccate qui -> Shop PortaNatura

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Ecco dov’erano finiti tutti i nostri box…

Ecco dov'erano finiti tutti i nostri box...

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Ci scrivono Lucio e Giuliana:
“Cara Portanatura,
siamo molto spiacenti di non avervi mai restituito le vostre bellissime scatole. Ma sono uno dei principali giochi serali per nostro figlio (3 anni). Costruiamo casette, castelli, torri, percorsi…”

Se anche voi volete suggerirci degli usi creativi dei nostri box, vi potremmo perdonare per non averceli restituiti!
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Martino and boxes
https://www.flickr.com/search?user_id=25905127%40N00&sort=relevance&text=portanatura

Quattro chiacchiere con la Dottoressa Sara Maestroni

Quattro chiacchiere con la Dottoressa Sara Maestroni

 

Di Lievito Madre se ne fa un gran parlare ultimamente, così abbiamo chiesto ad un’esperta, la nostra amica Sara Maestroni, biologa e psicologa, specialista in Psicodiagnosi ed esperta in disturbi alimentari, di regalarci qualche segreto sulle sue proprietà e sul suo utilizzo.

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Che cos’è esattamente la “Pasta Madre”?

La Pasta Madre o Pasta Acida rientra nella famiglia dei lieviti naturali, in cui cioè i processi di lievitazione sono a carico di microrganismi viventi. In questo caso, si tratta di un impasto di acqua e farina, lasciato maturare nell’ambiente per un tempo variabile in funzione della temperatura, durante il quale i microrganismi presenti nell’acqua, nell’aria e nella farina si riproducono e fermentano. Il risultato visibile ai nostri occhi è il gonfiarsi dell’impasto di acqua e farina.

Qual è la differenza in qualità fra un prodotto fatto con Pasta Madre e uno con lievito di birra o altri lieviti?

Si è generalmente portati a pensare che un prodotto con Pasta Madre sia in assoluto migliore di tutti gli altri. Non è per forza così, anche se è indubbio che la Pasta Madre conferisce al prodotto caratteristiche uniche. Il punto centrale è il “modo” in cui i differenti lieviti sono usati. Mi spiego meglio: una Pasta Madre inacidita darà al pane caratteristiche di forte acidità, che potrebbero rendere sgradevole al palato il prodotto. D’altra parte, un pane con lievito di birra, in cui sono state predilette bassissime quantità di lievito (1 gr per kg di farina) e lievitazione lunga si avvicina moltissimo a uno fatto con Pasta Madre. In generale,

comunque, un pane con Pasta Madre tende ad avere profumi ottimi (caratteristiche organolettiche legate strettamente a questo tipo di fermentazione), si conserva fresco anche più di una settimana ed è molto più digeribile per il nostro organismo.

Come posso preparare un pane con Pasta Madre nella mia cucina?

È fondamentale procurarsi una Pasta Madre: qualcuno nella nostra zona ce la può gentilmente regalare (tecnicamente… “spacciare”) oppure, la possiamo produrre, seguendo una delle tante ricette presenti in rete. Una volta in possesso della Creatura – alla quale suggerisco di dare un nome, perché diventerà ben presto parte della Vostra famiglia – è fondamentale imparare a conoscerla. Questa, secondo me, è la parte più difficile e al tempo stesso affascinante… In realtà, poi, fare un pane non è così difficile: si decide la quantità di farina, si aggiunge il 20% di Pasta Madre (matura e pronta all’uso) e si usa il 65% di acqua circa per legare gli ingredienti e dare origine alla formazione del glutine, l’impalcatura del nostro pane. Si termina con il sale, massimo il 2%. A una temperatura media di 24/25°C ci vorranno tra le 6 e le 8 ore per sentire inondata la nostra cucina di un inebriante profumo di pane caldo!

Quali tipi di problemi di salute si possono risolvere, mangiando un pane con Pasta madre invece di un pane “convenzionale”?

Negli ultimi anni sono aumentate a dismisura le intolleranze ai lieviti, di solito legate al lievito di birra. Generalmente, si possono superare iniziando a consumare lievitati con Pasta Madre. Spesso, infatti, per ragioni commerciali, gli specialisti del settore tendono a usare eccessive quantità di lievito di birra per kg di farina: succede, quindi, che mangiandoli, i processi fermentativi proseguono nel nostro intestino, causando squilibri nella flora batterica intestinale, che sembrano essere alla base di queste intolleranze ai lieviti. Usando la Pasta Madre, invece, non si hanno questi problemi: le lievitazioni sono mediamente lunghe e ciò dà tempo ai lieviti di compiere l’intero ciclo fermentativo, con il vantaggio che anche il glutine della farina viene pre-digerito. Nel complesso, ciò lo rende molto più sano e salutare.

Tu hai una duplice formazione, come Biologa e come Psicologa. In che modo il nostro benessere psicologico è in relazione alla qualità del cibo che mangiamo?

C’è una relazione molto più stretta di quanto si possa immaginare. Se introduciamo abitualmente cibi molto inquinati, inquiniamo automaticamente il nostro organismo in tutti i suoi distretti, cervello compreso, un organo che basa tutto il suo funzionamento sugli zuccheri (semplici e complessi, come i carboidrati – cereali in generale). Senza dimenticare che una parte importante del nostro cervello ha sede nel tratto digerente. Se mangio cibo di cattiva qualità, ne risente il cervello in primis, poi il tratto gastro-intestinale, la cui sofferenza si riverbera di nuovo sul cervello. Questo lo sperimentiamo, quando per esempio ci sentiamo d’improvviso irritati o subiamo sbalzi d’umore, senza eventi particolari (nessun litigio con il capo, con il nostro partner o con gli amici). Ciò significa che un’emotività turbolenta ha a che fare anche con la qualità del cibo che mangiamo.

Quattro chiacchiere con il Professor Matteo Giannattasio, medico e agronomo*

Quattro chiacchiere con il Professor Matteo Giannattasio, medico e agronomo*

1.
Qual è la differenza tra frutta e verdura biologica/biodinamica e quella “normale”? I prodotti vegetali freschi bio non hanno residui di pesticidi o i residui eventualmente presenti riguardano le poche sostanze per lo più naturali permesse dal regolamento dell’unione europea per trattare i patogeni. Le ricerche stanno mostrando che i prodotti bio sono anche più ricchi di sostanze salutari
2.
Spesso la frutta e la verdura biologica costa anche il doppio di quella tradizionale. Vale davvero la pena di spendere di più? Costano di più ma hanno proprietà salutistiche maggiori e come ho già detto sono più sicuri per quanto riguarda i residui di pesticidi. Il maggiore costo è dovuto innanzitutto che l’agricoltura impiega un maggior numero di persone e l’agricoltura non è intensiva perché si applicano le rotazioni per mantenere naturalmente fertile il terreno.
3.
Come si può cancellare la sensazione diffusa che il biologico sia soprattutto una moda e non uno stile di vita? Provando a mangiare i prodotti bio per rendersi conto dei sapori, del fatto che soddisfano la fame con minore quantità e che si conservano molto più a lungo.
4.
A Marzo termina la moratoria che vietava l’uso di sementi OGM in Italia. Quali effetti potrebbe determinare l’introduzione di raccolti OGM nel nostro Paese? è a rischio la biodiversità e il nostro patrimonio di sementi locali.
5.
Quali sono, a suo avviso, le abitudini alimentari che andrebbero promosse, per esempio, nelle scuole? Abituare  i ragazzi a fare una buona ed abbondante colazione e abituarli a non ricorrere a merendine e bevande zuccherate, che sono deleterie non solo perché fanno ingrassare ma anche perché possono compromettere il rendimento scolastico
6.
E ora una domanda “light”: sua moglie è spagnola, ha qualche ricetta da condividere con i nostri lettori? Il gazpacho andaluso, una sinfonia di ortaggi con cui si fa il pieno di sostanze salutari. è piatto  e bevanda insieme adatto per l’estate. Se ne può preparare una gran quantità e consumarla più giorni (si conserva in frigo).

*Matteo Giannattasio è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e svolge da tempo e con passione il mestiere di insegnante: è stato professore ordinario di Biochimica vegetale e responsabile del Master in agricoltura biologica all’Università di Napoli. È docente del corso “Alimenti e salute del consumatore” all’Università di Padova e consulente del Servizio di Allergologia dell’Ospedale dermatologico “San Gallicano” di Roma. Cura la rubrica “Alimenti e salute” della rivista Valore Alimentare, trimestrale edito da EcorNaturaSì che informa sul rapporto tra alimentazione e salute, disponibile on-line e nei principali negozi biologici. Della stessa rivista è anche direttore scientifico. Tra le sue pubblicazioni i libri “Allergie e intolleranze alimentari”, “Conoscere le allergie e le intolleranze alimentari” e la “Guida all’agricoltura biodinamica”.

A casa di Alessandro Vannicelli, Digital consultant e blogger di Schisciando

Cipolla Rossa

Ci racconti chi sei e che cosa fai?

Rappresento lo stereotipo Milanese direi. Lavoro in un’agenzia di marketing e comunicazione, ma mi salvo in corner occupandomi di Digital, come Senior Consultant. Quindi il refrain “Faccio cose, vedo gente” si tramuta in “Chatto con persone, twitto con followers” 🙂

Ci vuoi parlare di ciò che ti piace fare e della tua passione per la cucina?

Sono un fervente sostenitore dell’italianità, l’italiano (senza scendere in discorsi politici) che non smette mai di arrangiarsi, che non smette mai di crederci e di trovare un’alternativa. L’italiano che ha una dose di creatività fuori dal comune. Schisciando è in qualche modo la Schiscia coniugata come un verbo, uno stile di vita come cito all’interno della descrizione del mio blog. Il volersi bene a tavola l’ho ereditato dalla mia famiglia, un po’ di creatività da mio padre: mi preparava lui la schiscetta quando andavo a scuola, e poi al lavoro, e vivevo con i miei genitori. Mi ha insegnato il gusto di osare, per soprendere (a volte anche troppo!). Da mia madre invece, che è pugliese, ho imparato l’importanza dei dettagli, la cura con cui ogni ingrediente va scelto e dosato. Non sono una creatura mitologica con la barba di Cracco, gli occhiali di Barbieri e i piedi di Vissani. A volte mi piace lanciarmi nella ricerca della madeleine perduta, andando a ricreare nella mia cucina (un cucinino, non esageriamo), i sapori della mia infanzia, con cui sono cresciuto. Come la parmigiana che preparava mia madre la domenica mattina (io a quell’ora tentavo di riprendermi dai postumi del sabato sera). O come il gattò (o gateau) di patate, un suo vecchio cavallo di battaglia, che, col tempo, è diventato anche uno dei miei piatti forti.

Sono i sapori a cui non ho mai rinunciato, per questo ho deciso di portarmeli anche in ufficio. In questo, lo ammetto, sono un po’ choosy.

Che cos’hai trovato nel box di portaNatura che ti ha ispirato? 

Mi sono piaciute moltissimo le bietole e l’insalata, che ho utilizzato subito per uno strudel salato con mozzarella e salsiccia mantovana. La zucca meravigliosa che ho trovato ho intenzione di tramutarla non in una carrozza, ma con molta probabilità in una cake americana. Le clementine stanno finendo subito, per spezzare durante la giornata di lavoro sono l’ideale!

In questa stagione che cos’hai voglia di cucinare (o di farti preparare!)?

Sono reduce da una cena a base di risotto al radicchio, con finocchi e pancetta affumicata che mi ha coccolato e rinfrancato dopo una giornata intensa di lavoro. Mi piacerebbe cucinare nel breve una pasta ai ceci. In teoria questo piatto potrebbe passare sia come zuppa che pasta, io l’ho ribatezzato in privato, “zupPasta”, ma diciamolo a bassa voce. E’ un piatto, semplice, delizioso di origine contadine e rispecchia perfettamente l’essenza della Cucina Italiana (quella con la C e la I masiuscole).

Che cosa non manca mai nel tuo frigorifero? 

Nel mio frigorifero non manca mail del buon vino bianco fruttato, da tenere in fresco per una cena romantica. Dei pomodorini Piccadilly, che non sono sempre di stagione ma ti risolvono una cena usati per un bel piatto di pasta con del basilico fresco. Le patate, per sformati, nel forno e per un purè: il gusto di pulire con un boccone il cucchiaio di legno durante la sua preparazione, ha dell’afrodisiaco. I contenitori delle mie schiscette. Del parmigiano reggiano, che non ha bisogno di parole J

Vuoi rivelarci una tua fissazione green (per esempio, mangiare i broccoli almeno una volta alla settimana, spalancare le finestre tutte le mattine anche se ci sono 2° C, riciclare tutto, sfinire gli amici che usano troppo l’automobile…)? 

Fissazione è difficile: Diciamo che oramai utilizzo l’auto solo nei week end, mi muovo principalmente con i mezzi pubblici e la bicicletta, anche se ammetto che Milano non è ancora arrivata ad essere bikefriendly come dovrebbe ambire a diventare.

Qual è un rito che ti piace celebrare nella tua cucina? 

Il rito della cucina italiana. Quella cucina che si descrive in 3 parole.
Semplicità. La caratteristica principale della cucina Italiana è la sua estrema semplicità, con molti piatti composti da 4 fino ad 8 ingredienti. Gli Chef Italiani fanno e hanno sempre fatto affidamento sulla qualità degli ingredienti piuttosto che alla complessità della preparazione (una su tutte la pizza Margherita! senza scadere nel banale) Tradizione I piatti e le ricette sono spesso state creati/e dalle nonne più che da chef, per questo molte ricette sono adatte alla cucina casalinga. Molti piatti che una volta erano conosciuti solo nelle regioni, si sono diffusi in tutta la nazione e, perché no. Nel mondo. Unicità È una delle cucine che viene proposta di più dai ristoranti del mondo (tovagliette a scacchi bianchi e rossi inclusi), anche se spesso gli italiani non sono soddisfatti di come i ristoranti preparino i nostri piatti all’estero (giustamente). Se uno dei motivi è la difficoltà di trovare prodotti tipici del mediterraneo (o il loro alto costo in paesi in cui tali prodotti devono essere necessariamente importati), un altro motivo è paradossalmente proprio la semplicità. Per cui si ricomincia dall’inizio :). Provo nel mio piccolo a portare a compimento quello che per le mie nonne e i miei genitori ha rappresentato la cucina.

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Due chiacchiere con il professor Paolo Toniolo

Due chiacchiere con il professor Paolo Toniolo

 

Paolo Toniolo, Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Facoltà di Medicina della New York University (N.Y., USA), medico, ricercatore in oncologia, epidemiologo, specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

Difficile affrontare temi tanto complessi come quelli legati alla salute in poche righe, ma il Professor Toniolo si è prestato a una mini intervista in cui abbiamo toccato diversi argomenti interessanti.

Come mai negli ultimi anni il numero di persone, specie bambini, che soffrono di asma e malattie allergiche è in costante aumento?

Esistono diversi studi scientifici riconosciuti che concordano sul fatto che la radicale trasformazione del nostro stile di vita è in parte responsabile dell’aumento delle malattie allergiche. Oggi si vive in città, i bambini non sanno neppure da dove vengano le uova o il latte, ma un tempo, il contatto con mucche e cavalli, i giochi nell’aia e nella stalla erano normali e mettevano in contatto i bambini e le mamme in gravidanza con lo “sporco sano”, vale a dire con batteri e microorganismi che, una volta insediatisi nell’organismo, stimolano le difese immunitarie.

C’è una sorta di demonizzazione dei batteri e dei microorganismi, che ci vengono presentati come piccoli mostri da combattere.

È vero, oggi viviamo in una società ossessionata dall’igiene, che però ignora che all’interno dell’organismo umano sono presenti 10 volte più batteri e microorganismi del numero delle cellule che lo compongono. Eliminare i batteri con salviettine, detersivi, additivi e quant’altro è una pia illusione. Non possiamo vivere in un ambiente sterile, dobbiamo esporci e convivere con i batteri e con i microorganismi senza paura.

Convivere con i batteri va bene, ma come possiamo rafforzare le nostre difese immunitarie?

L’attenzione degli individui dovrebbe rivolgersi verso uno stile di vita più sano, invece di combattere un’inutile battaglia contro lo “sporco”. In proporzione, nostri nonni che vivevano in condizioni igieniche peggiori, non conoscevano asma, allergie, intolleranze e malattie autoimmuni che sono oggi così comuni. Le diete erano sconosciute, specie quelle dimagranti, si mangiava per nutrirsi. Oggi, soprattutto i bambini soffrono di “malnutrizione”, nel senso che mangiano male, troppi zuccheri, alimenti eccessivamente elaborati e troppo calorici, bevande gassate… Tutto questo porta all’alterazione della flora batterica e del sistema immunitario ed ecco che si è più soggetti a vari disturbi e alle allergie. Non si presta sufficiente attenzione a ciò che si mangia, lasciando che siano altri a decidere per noi e a pilotare i nostri gusti.

Pilotare il gusto?

Pensiamo alla vitamina C, insieme alla vitamina D è uno dei pilastri del nostro benessere. L’uomo non è in grado di sintetizzarla, dunque la deve assumere con il cibo. Le arance sono una fonte di vitamina C fantastica, ma poiché siamo stati abituati a cibi sempre più dolci, oggi le arance considerate “buone” contengono più fruttosio – dunque altro zucchero – e meno vitamina C, che dà quel tipico sapore aspro all’agrume. Così, preferiamo assumere le vitamine sotto forma di integratori alimentari, prodotti non pensati “su misura” per noi.

E la vitamina D, invece, da dove la ricaviamo?

Dal sole, dai suoi raggi. I nostri antenati passavano all’aria aperta molto più tempo di noi, esponevano la pelle ai raggi solari tutto l’anno e aiutavano la sintesi della vitamina D da parte dell’organismo. Noi ci esponiamo al sole una o due settimane l’anno, giustamente ricoperti di crema protettiva, e poi ci rintaniamo per il resto dell’anno. Trascorrere più tempo possibile all’aperto in tutte le stagioni è sempre una buona norma e, soprattutto durante i mesi più caldi (diciamo da aprile a ottobre), esporsi al sole non per abbronzarsi ma per farsi accarezzare dai suoi raggi fa sempre bene.

È sempre vero che mangiare frutta e verdura sia la scelta più sana?

Conta molto la qualità di ciò che si mangia. Se si consuma verdura coltivata in orti che usano stallatico come fertilizzante, bisognerebbe sapere che se le mucche sono state tirate su ad antibiotici, quelle stesse sostanze si trovano anche nel loro letame e, di conseguenza, anche nella carota che sgranocchiamo sereni… Imparare a riconoscere gli alimenti veramente sani è importante, solo così si può accettare il piccolo sacrificio di tornare a lavare l’insalata con le proprie mani ed evitare quella preconfezionata, raccolta magari troppo presto, trattata e imbustata perché duri il più a lungo possibile.

Si parla molto dell’importanza di mangiare ingredienti di stagione, che cosa ne pensa?

Penso che nessun pomodoro cresciuto in serra a dicembre o nessuna mela che ha viaggiato dall’Argentina fino a casa nostra possa avere il sapore e darci lo stesso piacere di un pomodoro caldo del sole di agosto o della mela dell’albero che diventa rossa a ottobre. Seguire le stagioni è un modo per recuperare l’armonia che un tempo avevamo con la natura, con il caldo, il freddo, l’accorciarsi o l’allungarsi delle giornate. Abbiamo smesso di dar retta al nostro corpo, lo forziamo a dormire troppo o troppo poco, a stare fermo a lungo, a non godere del sole e a nutrirsi di alimenti che non vanno bene. Le forzature hanno sempre delle conseguenze.

Fare cultura alimentare è importante e Lei è impegnato su questo fronte…

Sì, credo molto nella necessità di aumentare la consapevolezza delle persone rispetto al tema dell’alimentazione. Con alcuni colleghi abbiamo organizzato una serie di incontri di approfondimento dal titolo “La salute parte dalla pancia” e altri seguiranno a breve, tutti dedicati al tema “cibo e salute”.

Bene, noi di portaNatura ci saremo! Grazie.

 

 

 

Abbiamo incontrato Raffaella Caso, mamma e blogger di babygreen

Abbiamo incontrato Raffaella Caso, mamma e blogger di babygreen

Ci racconti chi sei e che cosa fai?

Mamma e blogger, alla costante ricerca di una vita più semplice ed ecologica.

Ci vuoi parlare di ciò che ti piace fare e della tua passione per la cucina?

Come racconto nel mio blog (http://www.babygreen.it/), il mio è un percorso “da single ad alto impatto a mamma (quasi) green”. Questa trasformazione è nata proprio in cucina, durante lo svezzamento della mia bimba, nel 2009. Ho scoperto il biologico, il km zero, la stagionalità dei prodotti. Adoro cucinare con la mia bimba, che adesso ha quasi 5 anni e ormai prepara dolci e impasti da sola!

Che cos’hai trovato nel box di portaNatura che ti ha ispirato? 

Tutto! Ricevere la box a casa è un momento magico che invade la mia cucina di colori e profumi!

In questa stagione che cos’hai voglia di cucinare (o di farti preparare!)?

In autunno non riesco a fare a meno di zuppe e ciambelloni!

Che cosa non manca mai nel tuo frigorifero? 

Verdure, latte, uova, ma soprattutto lo yogurt, che uso in mille modi

Vuoi rivelarci una tua fissazione green (per esempio, mangiare i broccoli almeno una volta alla settimana, spalancare le finestre tutte le mattine anche se ci sono 2° C, riciclare tutto, sfinire gli amici che usano troppo l’automobile…)? 

Sicuramente tengo troppe cose per riutilizzarle, per esempio per costruire giochi con la mia bimba. Il problema è che accumuliamo troppo materiale e non abbiamo neanche il tempo per ri-usarlo tutto!

Qual è un rito che ti piace celebrare nella tua cucina? 

La colazione in casa nostra è sacra, sia quella “di tutti i giorni” sia quella del weekend. Pane fatto in casa, marmellata e miele, caffè del mercato equo e solidale, frutta, latte, cereali, yogurt… e alla domenica pancakes!

A casa di Sonia Piscicelli, blogger de ilpastonudo.it

A casa di Sonia Piscicelli, blogger de ilpastonudo.it

 

Ci racconti chi sei e che cosa fai?



Sono una persona testarda, orgogliosa (mio malgrado), intuitiva, svanìta, instabile, mi piace tutto ciò che è nuovo; amo imparare, studiare, e sono naturalmente creativa in tutto. Sono ingenua al limite del ridicolo, non fumo, non mi drogo (sono già dopata naturalmente); le mie parole chiave sono sincerità, rispetto, pace, libertà, condivisione.

Ci vuoi parlare di ciò che ti piace fare e della tua passione per la cucina?

Mi piace creare in generale, ma soprattutto creare qualcosa di tangibile, che abbia un inizio e una fine, come i piatti che cucino (finiscono velocissimamente!). Amo mangiare, mangiare bene e in modo sano, e mi piace moltissimo autoprodurre ciò che mangio. Adoro andare a trovare i produttori e guardare come realizzano quello che arriva sulla nostra tavola. Mi annoio facilmente e difficilmente preparo lo stesso piatto più di una volta (a meno che non sia riuscito male!). Il nuovo vince sempre sul vecchio, anche se il vecchio è buonissimo 🙂

Che cos’hai trovato nel box di portaNatura che ti ha ispirato?
Ad esempio la zucca hokkaido, che è un ortaggio super versatile con il quale si può fare veramente qualsiasi cosa. Ma in generale tutto quello che c’era dentro al box mi ispirava. Più il cibo è bello e sano e più mi ispira. Pure le patate e l’insalata!

In questa stagione che cos’hai voglia di cucinare (o di farti preparare!)?
Stranamente (non è da me) ho più voglia di cose salate che dolci. Visto che sta arrivando l’autunno, ho più voglia di zuppe calde, vellutate, minestre, magari con radici varie e tante tante erbe aromatiche (ne ho una collezione sul balcone di casa).

Che cosa non manca mai nel tuo frigorifero?


Uhm. Le uova, il latte, lo yogurt, frutta e verdura (anche se non mi piace tenerle in frigo), zenzero, creme di semi oleosi, parmigiano reggiano, olii vari anche non mangerecci (tipo iperico, elicriso etc).

Vuoi rivelarci una tua fissazione green (per esempio, mangiare i broccoli almeno una volta alla settimana, spalancare le finestre tutte le mattine anche se ci sono 2° C, riciclare tutto, sfinire gli amici che usano troppo l’automobile…)?
Eheheh, spalanco le finestre mattina e sera pure se fa freddissimo (magari se fa proprio freddo freddo solo uno spiraglio, và). Lavo sempre metodicamente tutte le cose che riciclo prima di gettarle, non compro nulla che sia di plastica a meno che non ci sia proprio nessuna alternativa, compresi i capi di vestiario, nessuna fibra sintetica. Niente di sintetico anche in tutto ciò che uso per la cura personale mia e della mia famiglia e per la pulizia della casa.

 

Qual è un rito che ti piace celebrare nella tua cucina?
Mi piace moltissimo la colazione, ma ho bisogno di trovare al mattino la cucina perfettamente in ordine e pulita altrimenti mi deprimo. Solo che odio pulire. Il mio più grande desiderio (a parte le cose fondamentali, che già ho) è avere una mami che viva in casa e faccia tutto lei, tranne stendere e ritirare i panni nella bella stagione, perché adoro farlo. Magari disponibile anche per chiacchierate 🙂

A casa di Paola Sucato, blogger (in arte Ci_polla) e giornalista

A casa di Paola Sucato, blogger (in arte Ci_polla) e giornalista


Ci racconti chi sei e che cosa fai?

Sono Paola Sucato ma in rete sono conosciuta con il nickname di Ci_polla che è poi anche il nome del mio blog dove parlo di cucina, dei luoghi che visito e a volte, più semplicemente, delle mie esperienze.
Mi occupo di social media e di contenuti web per le aziende del mondo food e travel. Ammetto di passare con scioltezza dal panificare (la mia passione) alla formazione, al presentare un evento o a uno showcooking. Vivo con la mia divertente e molto geek famiglia che è composta da Marco mio marito, il grande goloso, da Rebecca l’adolescente perennemente affamata, e da Blanca dodici anni, amante del cucinare più che del mangiare. La mia esperienza lavorativa nei villaggi turistici come Food & Beverage manager credo mi abbia reso una consumatrice abbastanza attenta e consapevole.

 


Ci vuoi parlare di ciò che ti piace fare e della tua passione per la cucina?

Amo panificare e da ormai diversi anni convivo con sette paste madri, ma non la vivo come una dipendenza. Dopo tanti anni all’estero mi sono reinnamorata della cucina italiana e delle classiche ricette regionali che cerco di recuperare, facendo stalking a tutte le vecchiette che incontro. Cerco di usare il buon senso e seguo il ritmo delle stagioni anche nella mia spesa, odio lo spreco in modo viscerale.

 


Che cos’hai trovato nel box di portaNatura che ti ha ispirato?
Il pollo ruspante e le patate mi hanno ispirato un buon pollo al forno, ma ammetto che le sue carni avrebbero potuto dare il meglio in umido. Mi toccherà comprarne un altro per cucinare un buon pollo alla cacciatora. I pomodorini non hanno avuto il tempo d’ispirarmi, sono finiti mentre lavoravo alla mia scrivania, erano profumatissimi e deliziosi. Le taccole le farò in umido con pochino di sugo al pomodoro. I peperoni saranno perfetti per uno dei miei contorni preferiti: peperoni saltati in padella con i pinoli tostati e le uvette. Per il resto devo sbrigarmi, perché la famiglia cucina anche senza di me!

In questa stagione che cos’hai voglia di cucinare (o di farti preparare!)?

Verdura e frutta, tantissima. Accontento la dodicenne montando la panna e abbinandola alla frutta a pezzetti. Pomodoro, pane e olio, dopo tanto tempo finalmente ci sono i pomodori che sanno di pomodoro. Riso o altri cereali con le verdure e il formaggio a cubetti.

Che cosa non manca mai nel tuo frigorifero? 

La pasta madre, la farina, le uova, il burro, qualche verdura, cipolle e patate e i legumi. Insomma le basi per poter cucinare bene.

Vuoi rivelarci una tua fissazione green (per esempio, mangiare i broccoli almeno una volta alla settimana, spalancare le finestre tutte le mattine anche se ci sono 2° C, riciclare tutto, sfinire gli amici che usano troppo l’automobile…)? 

Andare perennemente in bicicletta a Milano, comprare solo verdura e pesci di stagione. Cercare di non consumare tonno e altre specie in via d’estinzione. Viaggiare più in treno che in macchina. Comprare poco alla volta per non sprecare.

Qual è un rito che ti piace celebrare nella tua cucina? 

Rinfrescare, impastare, sfornare in piena notte.

 

Siamo (i) più belli

Siamo (i) più belli


 

Eccolo, finalmente! È il nuovo box di portaNatura, un’esplosione di colori naturali grazie alle illustrazioni di Elena Del Vento, realizzate con vera frutta e verdura, e sono arricchiti da piccoli messaggi, ispirati ai valori fondanti di portaNatura: rispetto, salute e pazienza. Gli amici di Gnam Box ne sono entusiasti e voi?