Frutta secca in estate?!

Frutta secca in estate?!

Noci, mandorle, nocciole e tutta la frutta secca in generale, inclusi i semi oleaginosi ( semi di girasole, lino, papavero, chia, zucca,….) se consumata lontano dai pasti si rilevano essere alimenti dalle molte proprietà benefiche, attenzione agli eccessi però. Se assunti moderatamente, sono un vero e proprio toccasana per il nostro organismo: dal sistema cardiovascolare all’apparato digerente, dal sistema nervoso, alla pelle.

Sono alimenti ricchi di sali minerali (magnesio, potassio, selenio e fosforo), vitamine, proteine, fibre, acido folico, sostanze antiossidanti, elementi fondamentali per il benessere dell’organismo, soprattutto in estate quando la temperatura alta aumenta la sudorazione e di conseguenza l’organismo necessita il reintegro di queste sostanze. Inoltre, la frutta secca è priva di colesterolo e ricca di acido folico, di vitamina E e B6.

Come consumarla?

  • Quantità: dai 25 ai 40 grammi al giorno
  • Lontano dai pasti o insieme all’insalata prima di altre pietanze

Buona frutta secca a tutti!

Lo zucchino, conoscete le sue origini?

Lo zucchino, conoscete le sue origini?

Lo zucchino, il cui nome botanico è Cucurbita pepo L., fa parte della grande famiglia delle Cucurbitaceae, che comprende alcune tra le specie orticole più diffuse nel mondo e di maggior interesse economico, tra le quali ricordiamo oltre alla zucca, il cocomero, il melone, il cetriolo.

L’area di origine e diversificazione è costituita da un’ampia fascia compresa tra la parte meridionale degli Stati Uniti e il Messico nord orientale.

Numerose testimonianze storico-botaniche evidenziano che la prima domesticazione delle forme selvatiche, tuttora presenti in natura, fu operata dai nativi americani circa 10.000 anni fa in Messico, nelle zone di Puebla e Oaxaca, e poi in tutta l’America centrale e nella parte meridionale dell’America del Nord. Probabilmente all’epoca venivano consumati i semi, altamente energetici e ricchi di proteine e solo successivamente iniziò la selezione per il consumo dei frutti.

A partire dal XVI secolo, dopo la scoperta del nuovo mondo, si diffuse in Europa, Asia e Africa. In Italia la coltivazione della zucca da zucchini si diffuse rapidamente, facilitata anche dalle favorevoli condizioni pedoclimatiche; ben presto l’Italia diventò un importante centro di miglioramento e selezione di questo ortaggio.

A testimonianza della grande e rapida diffusione di questo ortaggio nella cucina dell’epoca, un famoso dipinto del 1580 di Vincenzo Campi, La fruttivendola, custodito presso la Pinacoteca di Brera a Milano, raffigura una venditrice con il suo banco di frutta e ortaggi, tra i quali sono compresi fiori e frutti di zucchini. La forma, la dimensione e l’aspetto generale dei fiori e dei frutti raffigurati nel dipinto, sono molto simili a quelli di alcune varietà ancora oggi coltivate. Quindi, meno di un secolo dopo la scoperta dell’America, questo ortaggio era già entrato negli orti e nella cucina degli italiani.

Zucchine per tutti

Zucchine per tutti

La zucchina è un vegetale appartenente alla famiglia delle Curcubitaceae proveniente dall’America centrale.  E’ una pianta annuale, con fusto erbaceo flessibile strisciante o rampicante che produce un frutto che si definisce “immaturo”: le zucchine vengono raccolte acerbe, quando sono lunghe circa 20 centimetri, impedendo così che crescano e maturino fino a diventare una zucca.

 

I fiori maschili si protendono dal fusto attraverso uno stelo sottile, mentre quelli femminili si sviluppano all’estremità del frutto.

 

La presenza di una leggera peluria sulla superficie della zucchina è un chiaro indice di freschezza del prodotto.

 

Le zucchine sono particolarmente adatte a chi sta seguendo una dieta ipocalorica, ssono inoltre particolarmente ricche di acqua e di carboidrati mentre le proteine e i lipidi (di tipo insaturo) sono presenti in percentuali minori. Sono indicate nella cura della stitichezza nonchè nella prevenzione dei tumori del colon: la sua buccia, infatti, è molto ricca di fibre alimentari che, com’è noto, sono ottime per combattere la stitichezza, poichè possiedono proprietà emollienti. Contengono inoltre ottimi antiossidanti e  flavonoidi, come caroteni, luteina e zeaxantina. Dal punto di vista vitaminico le zucchine contengono vitamina C, retinolo equivalenti (vit. A) e acido folico. Infine, sono molto ricche di Sali minerali come manganese e potassio, due sali molti utili per il riequili brio osmotico dell’organismo. In particolare, il potassio aiuta a ridurre la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca contrastando gli effetti del sodio mentre il manganese regola alcuni meccanismi biologici come, ad esempio, l’attività tiroidea, la glicemia ed il colesterolo.

Tante le preparazioni che si possono fare con le zucchine: sono tutte molto gradite, poiché è un ortaggio versatile ed apprezzato anche dai bambini.

 

Queste ricette sono solo alcune:

 

Millefoglie alla clorofilla

 

Zucchine tonde con ripieno a sorpresa

 

Muffin di zucchine e speck

 

Sformato di broccoli e zucchine

Quali cibi per l’estate e perché?

Quali cibi per l’estate e perché?

L’estate, secondo la medicina ayurvedica, è la stagione in cui dominano gli elementi  Fuoco e Acqua (Pita Dosha) nel cosmo, ed è il momento in cui questi stessi elementi presenti anche nell’uomo entrano più facilmente in squilibrio nell’organismo, provocando accumulo e se non coadiuvati, a lungo andare, malattia.

Si sa in estate, con l’aumento delle temperature l’organismo tende a perdere più liquidi per effetto del sistema di termoregolazione che il corpo umano mette in atto per compensare questi squilibri climatici. Attraverso il meccanismo della sudorazione, il corpo non rilascia solo liquidi: per la medicina ayurvedica il sudore stesso è una sostanza di rifiuto  al cui interno sono contenute tossine (ama) di cui il corpo si libera. Ottimo meccanismo di purificazione naturale. Reintrodurre liquidi bevendo più acqua è una buona pratica in generale, in particolare in questo periodo dell’anno, ma può non bastare. Anche bevendo moltissimo, si può essere disidratati, perché l’equilibrio idrico è regolato da diversi fattori, tra i quali l’osmosi, la concentrazione di sodio e potassio ed altri ancora.

Anche nei cibi sono contenuti liquidi che assumiamo regolarmente, in particolare in frutta e verdura, ma anche cereali e legumi; questi alimenti contengono i liquidi più biodisponibili per il reintegro, perché la loro struttura fisico-chimica risulta immediatamente assimilabile.

In estate, sarebbe più indicato scegliere accuratamente nella propria dieta quotidiana cibi ricchi di liquidi e sostanze minerali che apportano freschezza e limitare quelli che aumentano il ristagno ed il calore del corpo.

Anche la leggerezza e la digeribilità delle preparazioni alimentari che si dovrebbero assumere è  fattore fondamentale per evitare un maggior dispendio di energie nella digestione, quando queste devono essere impiegate in altri ambiti (ad esempio per il riequilibrio dei meccanismi osmotici e di termoregolazione,…) .

Evitare quindi il sovraccarico con l’assunzione di alimenti di differenti tipologie tutte in un unico pasto (proteine di diversa origine, carboidrati differenti, cibi incompatibili, …) ed attenzione alla quantità.

Cosa assumere?

Qui di seguito una classificazione degli alimenti in base al loro contenuto di acqua, interessante approfondimento per comprendere meglio le proprie scelte alimentari.

Quantità di acqua
(% di parte edibile) 
ALIMENTI
0 Olio, zuccheri
2-10 Biscotti, frutta secca (arachidi, noci, pinoli), semi
10-20 Burro, farina, miele
20-40 Formaggi stagionati (grana, groviera), pane, pizza
40-60 Formaggi freschi (latticini), gelati, salumi, carne
60-80 Pesce, uova, cereali, pasta
>80 Frutta fresca, ortaggi e verdura,  latte

Tabelle di composizione degli alimenti. Fonte: CREA, Centro per la ricerca e la Nutrizione

Quali tipologie di alimenti?

Prevalentemente alimenti dal gusto dolce e amaro (rasa), evitare i gusti pungenti, astringenti e piccanti ossia:

  • Ortaggi=> carote, cetrioli, sedano, zucchine, fagioli freschi, lattughe, patate, verdure a foglia ( bietole, spinaci, erbette, …), prezzemolo, coriandolo, olive,…

Con moderazione melanzane, pomodori e peperoni dolci, perché si contenenti acqua in quantità maggiore rispetto ad altri alimenti, ma essendo appartenenti alla famiglia delle solanacee se non ben mature e se non preparate con dovuti accorgimenti possono essere mal tollerate dal nostro organismo e addirittura sviluppare tossicità.

  • Frutta ricca d’acqua => frutti di bosco (dolci), melone, anguria, albicocca (dolci) avocado, cocco, dattero, fico, mango, papaya, pera, prugna, susina,…

L’estate con i suoi raccolti ci viene in aiuto per la scelta degli alimenti adatti a questa stagione poiché già nella natura c’è un’intelligenza che spesso dimentichiamo possa esserci.

Mangiar semplice

Mangiar semplice

Mangiar semplice innanzitutto io lo considero sinonimo di salute, e questo riguarda due aspetti: il primo la produzione del cibo, il secondo la sua preparazione e fruizione.

L’aspetto del mangiar semplice legato alla produzione del cibo è un livello che secondo il mio punto di vista si può approcciare con quella che definisco la pedagogia del cibo,  ossia cercare di approfondire, conoscere, confrontare informazioni e conoscenze per costruirsi un proprio pratico scenario alimentare per attuare nel concreto un’azione consapevole e costruttiva rispetto all’esistente. (Per fortuna ci sono varie possibilità, ma questo merita un approfondimento a sé e ce ne occuperemo in un altro contesto).

Ma veniamo al secondo aspetto, ossia quello della preparazione e fruizione del cibo.

Il mangiar semplice riguarda la scelta degli alimenti: questi devono essere non troppo elaborati o raffinati, conservati, addizionati, surgelati, edulcorati, … quando ancora contraffatti, simulati, trasformati, … .

Il mangiar semplice dovrebbe anche riguardare ed includere anche la nostra tradizione alimentare. Ossia andare davvero all’essenzialità. Cereali, verdura e frutta, legumi e pochi alimenti di origine animale, ossia il regime alimentare dei nostri nonni. Manca qualcosa direte voi… . Sì manca tutto il resto che ci è stato “suggerito” di mangiare senza che ne abbiamo bisogno, di cui ne abbiamo fatto un’abitudine, di cui ormai ne sentiamo costantemente un desiderio irrefrenabile… , ma questo tipo di cibi possono solo essere un’eccezione (neanche questa forse!) nella nostra dieta quotidiana, non un’abitudine.

Il modo di preparare il cibo dovrebbe essere anch’esso quello più semplice: piatti non troppo elaborati o contenenti contemporaneamente troppi ingredienti di natura diversa ed incompatibili (carne, formaggio, uova …), condimenti  leggeri, cotture non prolungate e che salvaguardino l’integrità dei nutrienti, ma anche facilità di reperimento degli alimenti (no alla troppa ricercatezza degli alimenti), e non ultimo, semplicità ed economicità di esecuzione (tempo, energia impiegata).

Non dimentichiamo la quantità: considerando questa c’è salute per noi ed economicità per il pianeta. Nella medicina ayurvedica si dice che dovremmo assumere a pasto la quantità di cibo che possiamo contenere nelle nostre mani a coppa. Due quarti dovrebbero essere di natura solida, un quarto liquida ed un quarto uno spazio vuoto utile per il movimento della digestione.

Semplificando andiamo all’essenza per trovare qualcosa di più prezioso per noi.

Elena

Il 2 giugno…la Repubblica…le ortiche

Il 2 giugno...la Repubblica...le ortiche

Quest’anno festeggiamo i 71 anni della nascita della nostra Repubblica.

Che emozione…

Cosa si mangiava nel 1946? Quel 2 giugno famoso cosa ospitavano le tavole delle famiglie di allora?

Le ricette erano molto parche e l’arte del riciclaggio era considerate una virtù eccellente per le massaie italiane….

Per esempio la cicoria era diventata la sostituta del caffè.

Era difficile trovare materie prime, anche le più semplici.. tutto era mancato con le tragedie della guerra…

Ma il 2 giugno fu un giorno speciale per gli italiani ed in particolar modo per le donne che per la prima volta votarono al referendum. Per la prima volta si sentirono attive dal punto di vista politico. Per la prima volta si sentirono al pari dell’uomo.

E quindi perchè non cerebrarle provando a replicare nel nostro 6 giugno 2017 una loro semplice ricetta.

POLPETTE CON LE ORTICHE ed erbe di campo

Le verdure erano scarse in città ma…quelle dei campi nelle periferie urbane erano molto rigogliose e quindi le ortiche e le erbe di campo erano ovunque!

La ricetta è semplicissima:

500 gr di ortiche ed erbe di campo (melissa, tarassaco) – > Ortiche online

250 gr di patate -> Patate online

sale fino e pane grattuggiato q.b.

Olio extravergine di oliva per la frittura – > Olio extra. online

Per preparare le polette di ortiche, iniziate indossando dei guanti per proteggere le mani da eventuali tracce di sostanza urticante rimaste sullo stelo e sulle foglie.

Mettete a bagno le foglie di ortica e delle erbe di campo in acqua fredda, lavatele accuratamente e scolatele bene con un colapasta.

A questo punto fate bollire dell’acqua in una pentola, salatela e mettete a cuocere le foglie per circa 10 minuti. Quando si saranno ammorbidite e avranno raggiunto una colorazione più intensa, scolatele in un colapasta e, aiutandovi con il dorso di una forchetta, spingete le foglie cotte verso il setaccio per far fuoriuscire tutto il liquido assorbito durante la cottura e mettete da parte.

Intanto fate bollire le patate che sbuccerete e schiaccerete.

Mescolate patate e foglie di ortica assieme, aggiungete il sale e formatene della palline che poi farete passare nel pane grattugiato.

Friggete in abbondante olio caldo, ed il gioco è fatto!

Fragole irradiate, cosa si sa?

Fragole irradiate, cosa si sa?

Si sente più spesso parlare di alterazione dei cibi per agevolarne la commercializzazione, sempre di più a sfavore della salubrità degli stessi e con totale disinformazione da parte del cliente finale che crede di comprare e mangiare un cibo utile alla sua salute. L’irradiamento degli alimenti è una realtà presente nel mondo del commercio del cibo perché regolamentata dalla commissione europea attraverso il suo organo di controllo sul cibo, il Codex Alimentarius, con lo strumento dell’etichettatura che come sempre lascia ampi margini all’irregolarità alla frode e al caso, dico io. Conclusione? Ci si può solo salvare col BIO serio e controllato.

COME?

Il metodo consiste nell’utilizzo di raggi gamma, raggi X (milioni di volte più potenti di quelli usati a scopo medico) o fasci di elettroni direttamente sui cibi.  Gli alimenti da irraggiare sono posti su un nastro trasportatore e fatti passare sotto un fascio di radiazioni sprigionate da cobalto 60 o da un generatore di elettroni.

PERCHE’?

Il trattamento serve a distruggere i batteri e a ritardare il deperimento della frutta e della verdura e viene utilizzato principalmente in patate, cipolle, aglio per bloccarne la germinazione; frutta tropicale (es. ananas e banane) per ritardarne la maturazione; cereali, riso, alcuni frutti e alcune verdure per eliminare insetti ed altri parassiti; fragole per ritardarne la marcescenza; carne bovina, pollame, pesce per eliminarne i microrganismi patogeni.

PERICOLI REALI ALLA SALUTE

Qualche tempo fa la famosa rivista internazionale Nexsus, Ed. italiana n. 35, ha pubblicato un interessante articolo sull’argomento, evidenziando i pericoli che sono stati sottaciuti ai consumatori:
“ [omissis]… – Quando l’alimento viene colpito, le radiazioni iniziano una complessa sequenza di reazioni che fanno letteralmente a pezzi la struttura molecolare dell’alimento.
Le vitamine e gli enzimi vengono distrutti ed il cibo fresco diventa cibo morto.
Il cibo irradiato è stato descritto come “il cibo che durerà per sempre”, poiché il processo viene utilizzato per prolungare la data di scadenza nei supermarket o per uccidere batteri ed insetti.  Nel processo di irradiazione vengono usate due fra le più letali e tossiche sostanze note all’umanità.  Esse sono il cobalto-60 (quella maggiormente utilizzata) ed il cesio-137…[omissis] … La struttura molecolare del cibo quando è irradiata viene spezzata e si formano radicali liberi, i quali possono reagire con il cibo sino a creare nuove sostanze chimiche denominate prodotti radiolitici.  Alcune sono notoriamente cancerogene, come il benzene nella carne irradiata, altre sono uniche e specifiche del processo di irradiazione. Sebbene le radiazioni possano uccidere i batteri, esse tuttavia non elimineranno le tossine create originariamente dai batteri stessi.  Nel 1973 venne scoperta per la prima volta un’accresciuta produzione di aflatossine in seguito ad irradiazione U, fatto poi confermato nel 1976 e nel 1978; le aflatossine sono potenti agenti che provocano il cancro al fegato. Le vitamine A, C, D, E e K ed alcune vitamine del gruppo B, in particolare Bl, B2, B3, B6 e B12, vengono danneggiate dall’irradiazione; la misura della perdita di vitamine dipende dal cibo e dalla dose somministrata.  I succhi di frutta ne risentono maggiormente della frutta fresca, e quest’ultima più degli ortaggi, dei cereali e dei prodotti carnei…[omissis]”.

L’Istituto Superiore di Sanità, fonte altrettanto autorevole, evidenzia le stesse problematiche:
“[… omissis] … Per quanto riguarda i caratteri organolettici, si manifestano variazioni di colore, odore, sapore e consistenza dovute essenzialmente alle trasformazioni indotte dalle radiazioni sui costituenti dell’alimento. I raggi gamma provocano reazioni di ossidazione e riduzione, polimerizzazioni con liberazione acido solfidrico e formazione di vari solfuri organici, probabilmente derivati dal glutatione, responsabili di odori sgradevoli. Le variazioni di colore avvengono generalmente in seguito all’ imbrunimento non enzimatico che si manifesta in modo più evidente rispetto al prodotto non trattato. Comunque l’entità delle variazioni è legata soprattutto all’applicazione corretta del processo di irradiazione. Per quanto riguarda la qualità nutrizionale l’irraggiamento può influenzare sia i macronutrienti sia i micronutrienti. Le alterazioni delle proteine consistono soprattutto in ossidazioni dei gruppi aminici e sulfidrilici degli aminoacidi che le costituiscono e avvengono anche con basse dosi di trattamento, con quantità superiori si possono verificare rotture delle catene laterali, denaturazione e precipitazione. In seguito all’irraggiamento anche gli aminoacidi liberi possono subire deaminazioni con liberazione di ammoniaca e decarbossilazioni con formazione di ammine, tutte queste reazioni sono caratterizzate da odori intensi e sgradevoli. È possibile anche che si formino D-aminoacidi che, come noto, non sono disponibili per l’organismo umano. Anche i glucidi possono alterarsi in seguito a processi ossidativi e idrolitici attivati dalle radiazioni ionizzanti, i polisaccaridi si trasformano dapprima in monosi e successivamente in acidi aldonici e uronici. Le pectine invece vengono idrolizzate a prodotti solubili in acqua determinando il rammollimento del prodotto. Le alterazioni causate dall’irraggiamento a carico dei lipidi consistono nella rottura della catena idrocarburica degli acidi grassi con formazione di catene più corte o, in seguito a ricombinazione dei frammenti, a catene più lunghe e ramificate. Gli acidi grassi saturi vanno incontro alla decarbossilazione con formazione di idrocarburi. Per gli acidi grassi insaturi prevalgono le reazioni di polimerizzazione e di irrancidimento ossidativo, con formazione di aldeidei e chetoni, responsabili di odori e sapori sgradevoli. Gli effetti a carico degli acidi grassi insaturi determinati dalle radiazioni sono senz’altro superiori a quelli che avvengono nei normali processi ossidativi. È abbastanza logico che le radiazioni ionizzanti favoriscano l’ossidazione degli acidi grassi, poiché questa reazione è avviata e portata avanti da radicali liberi, presenti in numero elevato nei prodotti irradiati. Danni ossidativi avvengono quindi anche a carico degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) che sono da considerarsi essenziali per l’organismo umano dato il loro ruolo nelle membrane cellulari e perché precursori delle prostaglandine e altri eicosanoidi. Scorrendo la lista degli alimenti che possono essere irradiati a norma di legge, si può affermare che un danno nutrizionale può avvenire a carico di acidi grassi insaturi soprattutto per il pesce, dal momento che questa categoria di alimenti ne è particolarmente ricca …[omissis]
(estratto del rapporto sui cibi irradiati dell’Istituto Superiore della Sanità)

 

In Italia la disciplina è regolamentata dal DM 30/08/1973 (che permette l’uso delle radiazioni gamma per bloccare la germinazione) e dal Decreto Legislativo 30 gennaio 2001, n. 94  “Attuazione delle direttive 1999/2/CE e 1993/3/CE concernenti gli alimenti e i loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti”.

La commissione Codex Alimentarius, insieme con altre autorità atte al controllo in ambito alimentare, ha approvato l’irradiazione di più di 60 prodotti, incluse erbe aromatiche, piante medicinali e spezie. Il permesso a utilizzare la tecnica  è di fatto un favore ai produttori più che ai consumatori, poiché consente di estendere la vita dei cibi anche senza l’uso di adeguate regole igieniche.

Non dimenticate la terra sulle patate!

Non dimenticate la terra sulle patate!

Ebbene sì, lo stiamo dimenticando. Che le patate si tirano fuori proprio dalla terra e che bisogna cercarle sotto la pianta, tra le sue radici e scavando in profondità, dissodando e spostando: bisogna cercarle le patate. E si spera sempre di trovarne una alla fine, e quindi si scava profondo. Poi arrivano nelle nostre dispense, prima ancora nei nostri sacchetti della spesa, belle che pulite, lavate e mondate del lavoro. A volte ho dubitato che ci fossero state sottoterra da quanto fossero pulite!

E quindi ben venga, quando vedo un filo di terra, una piccola zolla ancora attaccata, mi si stringe il cuore, per me è patata più vera!

 

…E LA DIFEERENZA TRA RADICI E TUBERI?

Patate, queste solanacee!

Patate, queste solanacee!
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Le solanacae sono una famiglia di vegetali (angiosperme)  molto comuni , tutti conosciamo in cucina la patata, la melanzana, il peperone e il pomodoro! Ebbene tutti questi ortaggi fanno parte della famiglia delle solanacae. In molte tradizionali medicine orientali, nel campo della nutrizione, questi sono alimenti da limitare nel loro utilizzo poiché contengono in percentuale variabile ed in particolar modo in alta percentuale nella buccia una sostanza, la solanina,  che è una sostanza tossica a tutti gli effetti.

La solanina è una sostanza alcaloide con caratteristiche simili ad altre sostanze come curaro, papaverina, nicotina, caffeina che hanno effetti tonici prima, tossici poi, sul sistema nervoso. Se assunta in quantità eccessive la solanina può provocare disturbi di vario genere sia ad organi che ad interi apparati, perfino la morte in caso di intossicazione grave.

Non c’è da preoccuparsi purché si osservino alcune regole di comportamento, in quanto le quantità di solanina contenute nei vegetali al giusto punto di maturazione sono minime e, salvo intolleranze individuali, non creano particolari problemi. I frutti quindi non devono essere verdi (anche i peperoni  quando sono verdi sono ancora immaturi), acerbi, molto duri al tatto ed aspri.

Importanti consigli per il consumo di solanacee

  • Osservare la stagionalità. È un consiglio valido sempre, ancora di più per questa famiglia di vegetali.
  • Acquistare e consumare ortaggi maturi: la solanina infatti è presente nella pianta da quando il seme inizia a germogliare, è proprio il suo fattore di crescita. Nel frutto maturo la solanina viene convertita in altre sostanze non tossiche.
  • Osservare le reazioni del nostro corpo quando assumiamo pomodori, patate, peperoni e melanzane. Questo consiglio è valido per tutti i cibi, ancor di più per le solanacee: ciò comporta consapevolezza sulla salute del nostro corpo.
  • Meglio cuocere. La solanina viene parzialmente neutralizzata durante la cottura, per cui è importante seguire tutti i consigli descritti.
  • Per le patate è meglio non consumarle quindi se hanno già i germogli, proprio perchè ricche di solanona la sostanza di alta presenza quando devono crescere.

Le nostre ricette

Baby Potatoes al sale

Crocchette di patate e broccoli

Gnocchi di patate viola

Torta rustica di patate e cipollotti

e tante altre ancora… alla pagina delle ricette sul sito.