Frutta secca in estate?!

Frutta secca in estate?!

Noci, mandorle, nocciole e tutta la frutta secca in generale, inclusi i semi oleaginosi ( semi di girasole, lino, papavero, chia, zucca,….) se consumata lontano dai pasti si rilevano essere alimenti dalle molte proprietà benefiche, attenzione agli eccessi però. Se assunti moderatamente, sono un vero e proprio toccasana per il nostro organismo: dal sistema cardiovascolare all’apparato digerente, dal sistema nervoso, alla pelle.

Sono alimenti ricchi di sali minerali (magnesio, potassio, selenio e fosforo), vitamine, proteine, fibre, acido folico, sostanze antiossidanti, elementi fondamentali per il benessere dell’organismo, soprattutto in estate quando la temperatura alta aumenta la sudorazione e di conseguenza l’organismo necessita il reintegro di queste sostanze. Inoltre, la frutta secca è priva di colesterolo e ricca di acido folico, di vitamina E e B6.

Come consumarla?

  • Quantità: dai 25 ai 40 grammi al giorno
  • Lontano dai pasti o insieme all’insalata prima di altre pietanze

Buona frutta secca a tutti!

Mangiar semplice

Mangiar semplice

Mangiar semplice innanzitutto io lo considero sinonimo di salute, e questo riguarda due aspetti: il primo la produzione del cibo, il secondo la sua preparazione e fruizione.

L’aspetto del mangiar semplice legato alla produzione del cibo è un livello che secondo il mio punto di vista si può approcciare con quella che definisco la pedagogia del cibo,  ossia cercare di approfondire, conoscere, confrontare informazioni e conoscenze per costruirsi un proprio pratico scenario alimentare per attuare nel concreto un’azione consapevole e costruttiva rispetto all’esistente. (Per fortuna ci sono varie possibilità, ma questo merita un approfondimento a sé e ce ne occuperemo in un altro contesto).

Ma veniamo al secondo aspetto, ossia quello della preparazione e fruizione del cibo.

Il mangiar semplice riguarda la scelta degli alimenti: questi devono essere non troppo elaborati o raffinati, conservati, addizionati, surgelati, edulcorati, … quando ancora contraffatti, simulati, trasformati, … .

Il mangiar semplice dovrebbe anche riguardare ed includere anche la nostra tradizione alimentare. Ossia andare davvero all’essenzialità. Cereali, verdura e frutta, legumi e pochi alimenti di origine animale, ossia il regime alimentare dei nostri nonni. Manca qualcosa direte voi… . Sì manca tutto il resto che ci è stato “suggerito” di mangiare senza che ne abbiamo bisogno, di cui ne abbiamo fatto un’abitudine, di cui ormai ne sentiamo costantemente un desiderio irrefrenabile… , ma questo tipo di cibi possono solo essere un’eccezione (neanche questa forse!) nella nostra dieta quotidiana, non un’abitudine.

Il modo di preparare il cibo dovrebbe essere anch’esso quello più semplice: piatti non troppo elaborati o contenenti contemporaneamente troppi ingredienti di natura diversa ed incompatibili (carne, formaggio, uova …), condimenti  leggeri, cotture non prolungate e che salvaguardino l’integrità dei nutrienti, ma anche facilità di reperimento degli alimenti (no alla troppa ricercatezza degli alimenti), e non ultimo, semplicità ed economicità di esecuzione (tempo, energia impiegata).

Non dimentichiamo la quantità: considerando questa c’è salute per noi ed economicità per il pianeta. Nella medicina ayurvedica si dice che dovremmo assumere a pasto la quantità di cibo che possiamo contenere nelle nostre mani a coppa. Due quarti dovrebbero essere di natura solida, un quarto liquida ed un quarto uno spazio vuoto utile per il movimento della digestione.

Semplificando andiamo all’essenza per trovare qualcosa di più prezioso per noi.

Elena

Fragole irradiate, cosa si sa?

Fragole irradiate, cosa si sa?

Si sente più spesso parlare di alterazione dei cibi per agevolarne la commercializzazione, sempre di più a sfavore della salubrità degli stessi e con totale disinformazione da parte del cliente finale che crede di comprare e mangiare un cibo utile alla sua salute. L’irradiamento degli alimenti è una realtà presente nel mondo del commercio del cibo perché regolamentata dalla commissione europea attraverso il suo organo di controllo sul cibo, il Codex Alimentarius, con lo strumento dell’etichettatura che come sempre lascia ampi margini all’irregolarità alla frode e al caso, dico io. Conclusione? Ci si può solo salvare col BIO serio e controllato.

COME?

Il metodo consiste nell’utilizzo di raggi gamma, raggi X (milioni di volte più potenti di quelli usati a scopo medico) o fasci di elettroni direttamente sui cibi.  Gli alimenti da irraggiare sono posti su un nastro trasportatore e fatti passare sotto un fascio di radiazioni sprigionate da cobalto 60 o da un generatore di elettroni.

PERCHE’?

Il trattamento serve a distruggere i batteri e a ritardare il deperimento della frutta e della verdura e viene utilizzato principalmente in patate, cipolle, aglio per bloccarne la germinazione; frutta tropicale (es. ananas e banane) per ritardarne la maturazione; cereali, riso, alcuni frutti e alcune verdure per eliminare insetti ed altri parassiti; fragole per ritardarne la marcescenza; carne bovina, pollame, pesce per eliminarne i microrganismi patogeni.

PERICOLI REALI ALLA SALUTE

Qualche tempo fa la famosa rivista internazionale Nexsus, Ed. italiana n. 35, ha pubblicato un interessante articolo sull’argomento, evidenziando i pericoli che sono stati sottaciuti ai consumatori:
“ [omissis]… – Quando l’alimento viene colpito, le radiazioni iniziano una complessa sequenza di reazioni che fanno letteralmente a pezzi la struttura molecolare dell’alimento.
Le vitamine e gli enzimi vengono distrutti ed il cibo fresco diventa cibo morto.
Il cibo irradiato è stato descritto come “il cibo che durerà per sempre”, poiché il processo viene utilizzato per prolungare la data di scadenza nei supermarket o per uccidere batteri ed insetti.  Nel processo di irradiazione vengono usate due fra le più letali e tossiche sostanze note all’umanità.  Esse sono il cobalto-60 (quella maggiormente utilizzata) ed il cesio-137…[omissis] … La struttura molecolare del cibo quando è irradiata viene spezzata e si formano radicali liberi, i quali possono reagire con il cibo sino a creare nuove sostanze chimiche denominate prodotti radiolitici.  Alcune sono notoriamente cancerogene, come il benzene nella carne irradiata, altre sono uniche e specifiche del processo di irradiazione. Sebbene le radiazioni possano uccidere i batteri, esse tuttavia non elimineranno le tossine create originariamente dai batteri stessi.  Nel 1973 venne scoperta per la prima volta un’accresciuta produzione di aflatossine in seguito ad irradiazione U, fatto poi confermato nel 1976 e nel 1978; le aflatossine sono potenti agenti che provocano il cancro al fegato. Le vitamine A, C, D, E e K ed alcune vitamine del gruppo B, in particolare Bl, B2, B3, B6 e B12, vengono danneggiate dall’irradiazione; la misura della perdita di vitamine dipende dal cibo e dalla dose somministrata.  I succhi di frutta ne risentono maggiormente della frutta fresca, e quest’ultima più degli ortaggi, dei cereali e dei prodotti carnei…[omissis]”.

L’Istituto Superiore di Sanità, fonte altrettanto autorevole, evidenzia le stesse problematiche:
“[… omissis] … Per quanto riguarda i caratteri organolettici, si manifestano variazioni di colore, odore, sapore e consistenza dovute essenzialmente alle trasformazioni indotte dalle radiazioni sui costituenti dell’alimento. I raggi gamma provocano reazioni di ossidazione e riduzione, polimerizzazioni con liberazione acido solfidrico e formazione di vari solfuri organici, probabilmente derivati dal glutatione, responsabili di odori sgradevoli. Le variazioni di colore avvengono generalmente in seguito all’ imbrunimento non enzimatico che si manifesta in modo più evidente rispetto al prodotto non trattato. Comunque l’entità delle variazioni è legata soprattutto all’applicazione corretta del processo di irradiazione. Per quanto riguarda la qualità nutrizionale l’irraggiamento può influenzare sia i macronutrienti sia i micronutrienti. Le alterazioni delle proteine consistono soprattutto in ossidazioni dei gruppi aminici e sulfidrilici degli aminoacidi che le costituiscono e avvengono anche con basse dosi di trattamento, con quantità superiori si possono verificare rotture delle catene laterali, denaturazione e precipitazione. In seguito all’irraggiamento anche gli aminoacidi liberi possono subire deaminazioni con liberazione di ammoniaca e decarbossilazioni con formazione di ammine, tutte queste reazioni sono caratterizzate da odori intensi e sgradevoli. È possibile anche che si formino D-aminoacidi che, come noto, non sono disponibili per l’organismo umano. Anche i glucidi possono alterarsi in seguito a processi ossidativi e idrolitici attivati dalle radiazioni ionizzanti, i polisaccaridi si trasformano dapprima in monosi e successivamente in acidi aldonici e uronici. Le pectine invece vengono idrolizzate a prodotti solubili in acqua determinando il rammollimento del prodotto. Le alterazioni causate dall’irraggiamento a carico dei lipidi consistono nella rottura della catena idrocarburica degli acidi grassi con formazione di catene più corte o, in seguito a ricombinazione dei frammenti, a catene più lunghe e ramificate. Gli acidi grassi saturi vanno incontro alla decarbossilazione con formazione di idrocarburi. Per gli acidi grassi insaturi prevalgono le reazioni di polimerizzazione e di irrancidimento ossidativo, con formazione di aldeidei e chetoni, responsabili di odori e sapori sgradevoli. Gli effetti a carico degli acidi grassi insaturi determinati dalle radiazioni sono senz’altro superiori a quelli che avvengono nei normali processi ossidativi. È abbastanza logico che le radiazioni ionizzanti favoriscano l’ossidazione degli acidi grassi, poiché questa reazione è avviata e portata avanti da radicali liberi, presenti in numero elevato nei prodotti irradiati. Danni ossidativi avvengono quindi anche a carico degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) che sono da considerarsi essenziali per l’organismo umano dato il loro ruolo nelle membrane cellulari e perché precursori delle prostaglandine e altri eicosanoidi. Scorrendo la lista degli alimenti che possono essere irradiati a norma di legge, si può affermare che un danno nutrizionale può avvenire a carico di acidi grassi insaturi soprattutto per il pesce, dal momento che questa categoria di alimenti ne è particolarmente ricca …[omissis]
(estratto del rapporto sui cibi irradiati dell’Istituto Superiore della Sanità)

 

In Italia la disciplina è regolamentata dal DM 30/08/1973 (che permette l’uso delle radiazioni gamma per bloccare la germinazione) e dal Decreto Legislativo 30 gennaio 2001, n. 94  “Attuazione delle direttive 1999/2/CE e 1993/3/CE concernenti gli alimenti e i loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti”.

La commissione Codex Alimentarius, insieme con altre autorità atte al controllo in ambito alimentare, ha approvato l’irradiazione di più di 60 prodotti, incluse erbe aromatiche, piante medicinali e spezie. Il permesso a utilizzare la tecnica  è di fatto un favore ai produttori più che ai consumatori, poiché consente di estendere la vita dei cibi anche senza l’uso di adeguate regole igieniche.

Patate, queste solanacee!

Patate, queste solanacee!
Image

Le solanacae sono una famiglia di vegetali (angiosperme)  molto comuni , tutti conosciamo in cucina la patata, la melanzana, il peperone e il pomodoro! Ebbene tutti questi ortaggi fanno parte della famiglia delle solanacae. In molte tradizionali medicine orientali, nel campo della nutrizione, questi sono alimenti da limitare nel loro utilizzo poiché contengono in percentuale variabile ed in particolar modo in alta percentuale nella buccia una sostanza, la solanina,  che è una sostanza tossica a tutti gli effetti.

La solanina è una sostanza alcaloide con caratteristiche simili ad altre sostanze come curaro, papaverina, nicotina, caffeina che hanno effetti tonici prima, tossici poi, sul sistema nervoso. Se assunta in quantità eccessive la solanina può provocare disturbi di vario genere sia ad organi che ad interi apparati, perfino la morte in caso di intossicazione grave.

Non c’è da preoccuparsi purché si osservino alcune regole di comportamento, in quanto le quantità di solanina contenute nei vegetali al giusto punto di maturazione sono minime e, salvo intolleranze individuali, non creano particolari problemi. I frutti quindi non devono essere verdi (anche i peperoni  quando sono verdi sono ancora immaturi), acerbi, molto duri al tatto ed aspri.

Importanti consigli per il consumo di solanacee

  • Osservare la stagionalità. È un consiglio valido sempre, ancora di più per questa famiglia di vegetali.
  • Acquistare e consumare ortaggi maturi: la solanina infatti è presente nella pianta da quando il seme inizia a germogliare, è proprio il suo fattore di crescita. Nel frutto maturo la solanina viene convertita in altre sostanze non tossiche.
  • Osservare le reazioni del nostro corpo quando assumiamo pomodori, patate, peperoni e melanzane. Questo consiglio è valido per tutti i cibi, ancor di più per le solanacee: ciò comporta consapevolezza sulla salute del nostro corpo.
  • Meglio cuocere. La solanina viene parzialmente neutralizzata durante la cottura, per cui è importante seguire tutti i consigli descritti.
  • Per le patate è meglio non consumarle quindi se hanno già i germogli, proprio perchè ricche di solanona la sostanza di alta presenza quando devono crescere.

Le nostre ricette

Baby Potatoes al sale

Crocchette di patate e broccoli

Gnocchi di patate viola

Torta rustica di patate e cipollotti

e tante altre ancora… alla pagina delle ricette sul sito.

L’aglio: farmaco naturale in cucina

L'aglio: farmaco naturale in cucina

Aglio (Allium sativum; Liliaceae)

Nella mitologia indiana, la leggenda vuole che l’aglio sia nato durante la lotta tra dei e demoni per avere il soma, la bevanda degli dei che dona immortalità e potenza e che era emersa dal Samutramanthan (frullamento dell’oceano in una lotta tra demoni e dei).

Il demone Rahu per un attimo riuscì ad impossessarsi della bevanda e che ne bevve un po’, ma Vishnu, col suo disco gli staccò di netto la testa. Ebbene alcune gocce del soma caddero sulla terra e da lì nacque l’aglio.

Per questo l’aglio è un alimento vietato alle caste superiori e soprattutto ai brahmani, perchè in qualche modo deriva da un’animale, in questo caso da un demone.

L’Ayurveda, l’antica medicina indiana, considera l’aglio come un potente medicinale. Anzi esiste addirittura un trattato medico interamente dedicato all’aglio. Vagbhata*, nel suo trattato ayurvedico, ricorda che l’aglio cura le fratture, guarisce dalla vitiligine e dalla lebbra, dalle emorroidi, dai vermi e dalle infezioni urinarie, dalla tosse e dalle palpitazioni, accresce la forza e fa ringiovanire.

Caratteristiche

I frutti di questa pianta contengono oli aromatici molto potenti, dal gusto piccante, amaro, e pungente e dall’azione penetrante.

Il suo potente effetto riscaldante, lo annovera tra i rimedi più efficaci per i disequilibri di Vata. E’ utile durante la stagione piovosa e l’inverno, quando costipazione, ristagno, freddura e umidità sono manifeste. Anche Kapa Dosha beneficia pienamente dei sui effetti riscaldanti, proprio per questo non è adatto per una costituzione Pita.

Proprietà terapeutiche

È efficace per la digestione e l’assimilazione ed allieva i gas intestinali, oltre che essere una buona sostanza ringiovanente (rasajanica). Questa pianta ha proprietà antireumatiche e può perciò essere utile per attenuare i dolori alle articolazioni. Facilita la circolazione e diminuisce il tasso di colesterolo nel sangue.

Utilissimo per il trattamento di Karna Purana. Si tratta principalmente di un massaggio alle orecchie con oli caldi, contenenti appunto un composto all’aglio, che viene prescritto per curare dolori ed indolenzimenti di tutto il corpo; è molto utile per alleviare il mal di testa, i dolori della testa, del collo e specifico della mandibola; ottimizza l’udito e alleva i dolori sinusali, gli acufeni, rimuove eventuali tappi di cerume ed è uno stimolante degli organi di senso. Questo trattamento anti-vata, inoltre riduce l’insonnia e la tensione alla testa e alle mascelle.

Nel trattare i disturbi dell’orecchio, vi si instillano tre o quattro gocce di olio all’aglio (Karna Tailam), oppure, l’orecchio viene riempito alla sera con questo olio e quindi chiuso con del cotone. Al mattino il dolore sarà scomparso. L’aglio attenua il mal di denti. Denti sensibili o gengive rientranti possono essere massaggiate con olio all’aglio.

L’aglio nell’alimentazione

L’aglio fresco viene utilizzato ampiamente nella cucina di tutte le tradizioni. Rende il cibo più appetitoso e più facilmente assimilabile per il suo forte potere penetrante, inoltre stimola il fuoco digestivo (agni). Ma assumerlo in eccesso, come in tutti i casi, pregiudica le proprietà benefiche dell’alimento producendo l’effetto opposto.

Possiede un forte potere vermifugo e antibatterico dell’intestino.

E’ un tonico dell’apparato riproduttivo ed accresce la libido e quindi allontana dal distacco meditativo, è considerato per questo tamasico ( Tamas– qualità dell’inerzia) ed inibitore dell’acutezza e della lucidità mentale, favorisce il torpore.

* Vagbhata era un autorevole medico e la sua opera rappresenta l’aspetto più pragmatico nella letteratura ayurvedica. Nel suo “Ashtanga Hridayam” presenta in maniera sistematica gli otto rami che compongono il maestoso albero dell’Ayurveda.

Parti utilizzate a scopo terapeutico: rizoma.

Sistemi: circolatorio, digestivo, nervoso, respiratorio, riproduttivo.

Proprietà: afrodisiaca, alternativa, antielmintica, antispasmodica, carminativa, disinfettante, espettorante, ringiovanente, stimolante.

Precauzioni: iperacidità, calore tossico del sangue, torpore mentale.

Gusta tutte le sue proprietà con le nostre ricette

Salsa aioli

Aglio marinato

Coste con aglio e limone

Enrica e la festa del box PortaNatura

Enrica e la festa del box PortaNatura

Vi presentiamo Enrica, mamma blogger, una volta avvocato di un importante studio genovese ed appassionata cliente di PortaNatura.

Chi è Enrica?

Una vita trascorsa alla ricerca dell’equilibrio nella nostra giurisprudenza. Precisa, affidabile e con il sogno già da piccola di poter fare la differenza. E ci riesce molto bene!

Poi ecco… l’evento che segna una delle evoluzioni più determinanti per l’essere umano: diventa mamma.

Gli equilibri cambiano e la sua esuberanza, la sua solarità sente che debbano essere orientate verso una dimensione nuova dell’esistenza.

Crea un bellissimo Blog, A Small Kitchen in Genoa (www.asmallkitcheningenoa.com) dove raccoglie ricette, percorsi nella meravigliosa tradizione ligure con un gusto fotografico e letterario particolare, unico. Pagine sofisticate e semplici nello stesso tempo. Pagine da un gusto fortemente italiano ma con un gran tocco internazionale (ogni articolo viene presentato infatti anche in inglese).

Ed in questo questo nuovo secondo capitolo della vita Enrica incontra e si innamora di PortaNatura.

Lei che ama la natura e crede che sia la forma più alta di perfezione vive l’arrivo del box di PortaNatura come una festa:

“ Io ed il mio bimbo attendiamo che arrivi il pacco di PortaNatura con gioia e divertimento. E’ un momento di festa poter aprire il pacco chiuso da uno spago naturale. E’ tornare indietro nel tempo. Non c’è nastro adesivo ma solo un piccolo fiocco che separa noi due dalle meraviglie di PortaNatura: frutta e verdure fresche e colorate.

E poi i colori…che sorpresa! Talvolta troviamo toni che ci stupiscono…le bietole con il gambo rosso e le carote viola. Una vera festa per noi

Cari Amici,

se volete provare anche voi questo momento di festa

cliccate qui -> Shop PortaNatura

IMG_1254

Azienda Lune Verdi e le 3 Regole per i prodotti BIO

Azienda Lune Verdi e le 3 Regole per i prodotti BIO

Come conservare ed utilizzare al meglio i prodotti BIO che abbiamo in casa?

Lo abbiamo chiesto ad uno dei nostri affezionati partner Lu. Ne Verdi di Sarzana (La Spezia).

Luca, amministratore dell’azienda e figlio di Nedo e Lucia i fondatori, ci ha portato in un emozionante viaggio nel tempo e nei principi ispiratori del loro progetto agricolo.

Partiamo dal nome Lu. Ne. Verdi, puzzle incredibile di persone e tradizioni. Lu, come Lucia, la mamma di Luca (e poi Lu, come Luca quando Lucia ha deciso di dedicarsi alla vendita al dettaglio). Ne, come Nedo, il padre. Ma Lune è anche il nome storico della zona di Sarzana, la Lunigiana (Lunensis Ager) dove già nel neolitico i ritmi dell’uomo si modellavano in armonia con la grande Madre Terra.  Verdi, come le mille sfumature verdi che la natura ci regala.

E’ dal ritmo della terra e dal grande rispetto per le persone che la lavorano che Lune Verdi trae la forza e la visione per produrre ottimi prodotti 100% biologici.

“ Non esisterebbe Lune Verdi senza le persone” dice Luca che parla del padre Nedo è lo paragona ad una valanga di energia e di passione che trascina tutti verso la giusta meta. Ai collaboratori, persone provenienti da diverse parti del mondo…dove magri c’è ancora la guerra ed è difficile trovare lavoro, ma qui a Lune Verdi hanno trovato un posto dove imparare, crescere e sentirsi parte di una famiglia. Dove i piccoli e grandi successi si festeggiano insieme e dove ogni punto di arrivo è una nuovo punto di partenza per il continuo sano e sostenibile miglioramento.

I prodotti vengono coltivati nel pieno rispetto delle linee guida sulla certificazione BIO e partono da Lune Verdi solo dopo essere stati pazientemente selezionati. Sapete qual’è il loro magazzino? Il campo. Si raccoglie solo la quantità ordinata. Nessuna cella frigorifera! La freschezza è garantita.

Serenità, unione e dialogo sono le 3 parole che descrivono il lavoro di Lune Verdi e noi di PortaNatura abbiamo avuto la fortuna di poterli incontrare e di poter portare a casa vostra i loro prodotti.

Quando poi assaggerete il loro basilico DOP il e tutti gli altri prodotti assaporerete tutto ciò!

Arriviamo ai consigli di Lune Verdi:

  1. E’ bene cucinare i prodotti BIO nel modo più semplice possibile. Mangiarli crudi, se possibile, oppure con metodi di cottura che non ne alterino il sapore (la vapore ad esempio)
  2. Utilizzare se possibile i prodotti freschi, non congelati. Se si ha la necessità di conservarli in frigorifero, inumidirli e riporli in una busta per alimenti di plastica. L’umidità nel sacchetto aiuterà a mantenere fresco il prodotto.
  3. Lavare sempre le verdure prima di utilizzarle. E’ sufficiente l’acqua potabile. Permette di eliminare terra e pulviscoli che si erano depositati.

Fave fresche: “carne dei poveri” … ricchezza per tutti!

Fave fresche: “carne dei poveri” ... ricchezza per tutti!

Sapevi che il primo a nominare le fave fu Omero nell’Iliade? Ma si dice si siano diffuse in Europa già durante l’età del bronzo e del ferro. In passato, soprattutto nelle regioni dell’Italia meridionale le fave costituivano un alimento base della cucina contadina ed anche per questo motivo erano considerate un alimento povero che negli anni è stato dimenticato, a favore di altri alimenti proteici: in realtà si tratta di un alimento di stagione da non perdere e riscoprire.

fave1

Conosciuta come la “carne dei poveri”, la fava è un mix di vitamine, minerali e amminoacidi essenziali nutrienti e poco calorici. Fanno bene a chi soffre di anemia, grazie alla presenza combinata di ferro, acido folico e vitamina C, che ne favorisce l’assorbimento. La presenza abbondante di fibre alimentari favorisce invece l’attività dell’intestino contribuendo all’eliminazione di tossine e scorie. La presenza di sali minerali (potassio, sodio, fosforo, magnesio e altri) le rende particolarmente indicate per chi pratica sport. Le fave vanno bene anche per chi è a dieta, in quanto sono il legume meno calorico, soprattutto se consumate fresche.

Inoltre nelle fave fresche è presente un aminoacido chiamato L-dopa che pare abbia la proprietà di alzare la concentrazione di dopamina nel cervello. Insomma, un vero toccasana per tutti e per vivere al meglio questi giorni di primavera.

Ecco alcune ricette che ti suggeriamo per cucinarle:

Una piccola curiosità: i nostri amici contadini ci hanno raccontato che nell’anno bisestile le fave crescono con il baccello attaccato al contrario alla pianta!

… stai a sfogliare i carciofi!

... stai a sfogliare i carciofi!

Non tutti sanno come fare e non  tutti ne hanno voglia e tempo, ma quanto sono buoni i carciofi appena sfogliati! Per di più quelli più gustosi hanno le spine!

sfogliare il carciofo medio

 

 

 

Piccola sequenza su come fare:

  1. Per prima cosa recidere il gambo dal fiore; questo si potrà pulire in seguito semplicemente asportando lungo lo stelo tutta la sua “corteccia”, ossia la parte più esterna coriacea. Il gambo è una delle parti più sugose e gradevoli del carciofo.
  2. Letteralmente staccare le foglie più esterne una ad una sino a quando non compaiono quelle più tenere più chiare. L’equilibrio è non esagerare nel togliere, ma neanche lasciare foglie ancora troppo dure, questo con l’esperienza sotto i propri denti s’impara!
  3. Tagliare l’estremità del carciofo sfogliato.
  4. Battere delicatamente su un piano il carciofo per ammorbidirne le foglie e favorirne l’apertura.
  5. Se dovete impiegarlo intero immergerlo così com’è in acqua acidulata con del limone per lavarlo e non farlo ossidare, oppure se serve, tagliarlo in sei parti prima di immergervelo.

Non è poi così difficile come sembra e poi ne vale la pena…attenti alle spine in agguato.

Zucca, la regina dell’orto autunnale

Zucca, la regina dell'orto autunnale

Regina dell’orto autunnale, la zucca viene seminata in primavera per maturare durante l’estate e prendere il colore del sole. Nonostante ci siano delle varietà estive, la zucca compare sulla nostra tavola in autunno e ci fa compagnia per tutto l’inverno con i suoi accesi colori, con le sue accattivanti forme, il suo sapore al palato dolce e succoso e con la sua tenera consistenza. Alimento ideale per rincuorarci nel freddo inverno con scarsa luce.

La zucca nasconde un bagaglio di proprietà terapeutiche davvero insospettabili. Sono innanzitutto rinfrescanti, poiché stimolano le funzioni intestinali, esplicando la loro azione diuretica, sedativa e leggermente lassativa. Lo si sapeva già duemila anni fa: lo sosteneva infatti Lucullo, (II Sec. a. C.), generale romano, famoso per il fasto dei suoi pranzi, e Dioscoride, medico greco del I Sec., che nel suo Materia Medica, importantissimo trattato cui attinsero in seguito medici famosi come Galeno e scienziati quali Plinio, le consigliava come emolliente contro la stitichezza.

seme-zuccapiantina-zucca

 

Le varietà sono molte e la loro versatilità in cucina è soprendente: è possibile davvero cucinare un intero gustoso menù dall’antipasto al dolce utilizzando come ingrediente principale questo ortaggio.

zucche-varieta

 

LE NOSTRE ZUCCHE

Zucca Butternut (Cucurbita moschata): varietà americana tardiva, a forma di campana, con pelle liscia di colore verde chiaro, che invecchiando diventa color ocra. La polpa e soda ma tenera, di colore giallo arancio. Di eccellente qualità culinaria, con il gusto di nocciola fresca tipico della C. moschata. La porzione rigonfia del frutto contiene una piccola cavità con i semi, mentre la parte cilindrica è completamente piena di polpa. È una pianta molto vigorosa, di buona produttività, che forma da 4 a 7 zucche del peso di 1,5 – 3 kg. Si conserva fino ad un anno.

Zucca Marina di Chioggia (Cucurbita moschata): a causa del suo aspetto bitorzoluto, è conosciuta in veneto con il nome di suca baruca, ovvero verruca. Baruca, si rifarebbe anche all’etimologia ebraica della parola santo, altro appellativo assegnato a questo esemplare di cucurbitacea.

Zucca Hokkaido Red Cury (Cucurbita maxima): varietà di origine giapponese, dal colore rosso intenso e del peso di 1,5 – 2 kg. Polpa di colore arancio, dalle caratteristiche simili alla zucca Hubbard. Si conserva dai 4 agli 8 mesi.

Zucca Moscata di Provenza (Cucurbita moschata): varietà tipica del sud della Francia. La pianta tende ad espandersi molto sul terreno, con ramificazioni che si possono sviluppare fino a 6 metri di lunghezza. I frutti sono semisferici, costoluti e di grandi dimensioni. Il colore della buccia è verde scuro, ma evolve ad ocra con la maturazione o con alcune settimane di stoccaggio. La polpa è soda, di fine tessitura e profumata, con il gusto di nocciola fresca che caratterizza la C. moschata. Molto adatta per cotture al forno.

Zucca Delica (Cucurbita maxima): varietà ibrida che risulta oggi tra le più utilizzate in Italia, grazie alle sue qualità gastronomiche (dolce e poco filamentosa) ed alla sua maturazione molto precoce. È però di limitata conservabilità.