L’inverno inizia a donare i suoi frutti.

L'inverno inizia a donare i suoi frutti.

Tra gli agrumi le clementine fanno la loro comparsa con il loro carico di profumi e loro dolcezza aromatica.
La loro raccolta, infatti, inizia nei primi dieci giorni di Novembre per poi protrarsi fino circa all’inizio di Febbraio.
L’origine di questi agrumi è recente rispetto ai suoi fratelli mandarini che hanno i natali in Giappone intorno ai 3000 anni fa. Sono infatti degli ibridi nate dall’innesto del mandarino su di una pianta di arancio amaro, provata all’inizio del novecento da un padre Clemente in una missione in Algeria. Il loro succo è dolce e ricco di vitamine C, la scorza è turgida e di un bel color arancio vivo. Si sono diffuse abbastanza rapidamente probabilmente per la loro caratteristica più conosciuta, ovvero l’assenza di semi. Per questo sono così amate anche dai bambini che ne gustano gli spicchi in tutta tranquillità. Il loro succo poi, abbondante e dolce, è ideale per le spremute del mattino, ma anche per la preparazione di liquori, da sperimentare in casa e magari per sostituire il solito limoncello. Ma le clementine sono anche ottimi spunti per la realizzazione di dolci. Torte soffici e crostate, creme e “geli”, proprio come quelli che vi proponiamo nel nostro sito. Sono una preparazione di origine siciliana che vede come protagonisti gli agrumi in particolare, ma anche il succo di altri frutti. Famosi sono quelli di anguria, ma è possibile anche usare altri succhi a piacere, perché si tratta di delicate gelatine che usano come addensante l’amido di grano o di mais, e poi solo zucchero.
Per i nostri geli di clementine vi consigliamo il succo di clementine bio come le nostre che, questa settimana, arrivano proprio dalla Sicilia di Carlo Miceli, in provincia di Agrigento, dove sono riusciti a raccoglierle nonostante il tempo abbia creato difficoltà fino all’ultimo… Ecco la nostra RICETTA

Finocchi detox

Finocchi detox

I freddi si avvicinano a grandi passi e noi abbiamo pensato di proporvi un dono dell’orto che di questi tempi, al nord dove la temperatura si fa più pungente, sta per lasciare il posto a ortaggi più “robusti”, come la verza. Stiamo parlando dei finocchi.
Sono tipici della zona del Mediterraneo e originari dell’Asia Minore. Nel centro e sud Italia è facile imbattersi in piante selvatiche di finocchio, alte e dal fiore giallo ad ombrello, fantastiche per aromatizzare tisane, ma anche piatti più complessi come la porchetta o la pasta alla sarde siciliana. Ma torniamo all’ortaggio, il finocchio dolce. È davvero ricco di doti più o meno segrete. Povero di calorie, generoso di fibre, proprietà antiossidanti, come i flavonoidi, e vitamina C. L’effetto totale è un’azione antinfiammatoria e protettiva, ma anche antigonfiore e purificante. Insomma un detox naturale che previene anche crampi e stanchezza grazie ai sali minerali. Le sostanze aromatiche che regalano il suo delizioso profumo sono anche digestive, oltre che depurative.
Pare anche che siano utili nella prevenzione dei tumori per la presenza di fibre (cancro al colon) e degli antiossidanti che aiutano contro i danni delle cellule e del Dna.
Forse poi non tutti sanno quanto sia complice del benessere femminile. È infatti un equilibrante dei livelli ormonali e, pare, stimoli la produzione di latte nelle donne in allattamento, le cosiddette proprietà galattogoghe. Anche durante il ciclo aiuta a ridurre i disturbi di vario genere. E a proposito di generi… Si dice che ci siano piante di finocchi maschio e femmina. In realtà non è la pianta, ma il grumolo, ovvero la parta bianca tondeggiante della pianta che si consuma, a distinguersi: i finocchi più tondi vengo detti “maschio”. Sono teneri e adatti ad essere consumati crudi. Quelli più allungati, invece, sono i finocchi “femmina”, più adatti ad essere cotti. Maschi o femmine, comunque, ricordate di metterli nella lista della spesa, sapranno donare alla vostra dieta profumi e meravigliosi prodigi.

Il cavolo cappuccio rosso

Il cavolo cappuccio rosso

Crudo o cotto il cavolo cappuccio rosso è sempre un grande stimolo per il palato.
Contiene 10 volte la quantità di vitamina A e il doppio di ferro rispetto al cavolo verde, ed è parente dei cavoli verza, del cavolfiore, dei broccoli e delle cime di rapa. Perché dunque è rosso? È la presenza delle antocianine che lo pigmenta di rosso, oltre al pH del terreno che lo fa variare di sfumature: rosso o magenta sui terreni acidi, porpora sui quelli neutri, blu, gialle o verdone per i terreni alcalini. Bisogna ricordarsi però che per mantenere il suo colore dopo cotto bisogna aggiungere aceto, succo di limone o frutta acidula durante la cottura. Per questo si gusta un po’ ovunque, dal Nord Europa alle Americhe e alla Cina, in preparazioni agrodolci che ne esaltano il gusto e… la bellezza! Ma ricordatevi che il suo succo macchia mani e vestiti, maneggiatelo con cura! Noi l’abbiamo messo in fagotto, anzi, fagottini… Ecco la RICETTA

Pronti per Halloween?

Pronti per Halloween?

Avete preparato la zucca? E i dolcetti?
Il 31 Ottobre si festeggia HALLOWEEN! È la festa celebrata la vigilia di Ognissanti. Il suo nome, infatti, è l’antica contrazione di “All Hallows Eve” (“All Saints”), ovvero Ognissanti. Di origine celtica e chiamata Samhain, festeggiava la fine dell’estate e l’inizio del nuovo anno (proprio il 31 Ottobre). Erano i giorni degli incontri soprannaturali in cui i celti vagavano nei villaggi indossando pelli di animali per ricordare gli spiriti, chiedendo cibo e vino… Poi, nel Medioevo, in questi giorni, i poveri si mascheravano per chiedere in elemosina cibo in cambio delle preghiere dei defunti. Non vi ricorda nulla?… Ecco spiegato il mondo del mistero così legato a questa festa e quello di “trick or treat” (dolcetto o scherzato)! Per le vostre decorazioni spettrali vi consigliamo le ZUCCHE DELICA di Paolo Bobbio dal gusto intenso e dalla lunga durata, perché Paolo le lascia crescere nel suo orto a godersi il sole, l’aria e la pioggia! Sono l’ideale per preparare cremosi risotti come quello che vi proponiamo nel nostro sito o da intagliare in lanterna per chi ama dedicarsi al “bricolage”!
E se non volete rischiare “scherzetti” provate a trasformare in dolcetto anche le castagne: dei LECCA-LECCA con castagne lesse caramellate nel miele, ricoperte di semi di sesamo o nocciole tritate e infilzate poi in lunghi bastoncini di legno. Difficile resistere!

Valli Unite dai sogni

Valli Unite dai sogni

Bel incontro quello con tutti gli appassionati della cooperativa Valli Unite. E un incontro fortunato, perché da Valli Unite, dopo 5 anni, hanno festeggiato un grande “fiocco rosa”! Sotto l’occhio vigile di Sara sono nati 12 maialini affamatissimi e pronti a sgambettare tra i campi.

Sì, perché la cooperativa Valli Unite ama i suoi animali che lascia liberi di muoversi e di condurre una vita felice. Una valle incantata dove tra orti e vigne i maiali fanno le loro passeggiate, insieme alle galline, alle mucche e ai tori. Una cooperativa dove ognuno segue la sua passione, come Andrea, che si infila nelle botti della cantina con il sorriso,

e dove amano condividere la loro passione per la natura con fattorie didattiche che aiutano la conoscenza del mondo rurale con una meravigliosa immersione nella realtà. Poi, eventi, laboratori e i loro prodotti, naturalmente, che ci mostrano con l’orgoglio di chi “mette le mani in pasta”, come Elisa. Ci racconta le ore caldissime passate sul pentolone per creare il dado (un dado veramente speciale!) mentre prepara i tagli di carne per tutti coloro che la amano.

E se vi trovate a passare dalle loro parti verso l’ora di pranzo non esitate a contattarli, potrete mangiare con tutti loro, chiacchierando della loro attività e assaggiando tutto ciò che producono, perché è quello che si gusta tutti insieme!

Cooperativa Valli Unite
a Costa Vescovato (Al)
https://portanatura.it/?vendor=valli-unite

 

Dove cantano le rane

Dove cantano le rane

 

Cascine Orsine

Filippo, di Cascine Orsine

Siamo andati a trovare Cascine Orsine, a Bereguardo.
Ci ha accolti Filippo con il suo sorriso e un benvenuto goloso nel loro bistrot dove si gustano piatti e spuntini creati con le creazioni del loro grande orto e con le amorevoli cure della cucina di Carmela. Ci ha fatto assaggiare la sua zuppa, in cui si assaggia tutta la ricchezza dei frutti di questa terra.


Pronti per affrontare la scampagnata abbiamo seguito Filippo nella terra dei grandi campi che circondano l’azienda. Superato il vecchio cancello si è aperto tutto un mondo verde, profumato e brillante alla luce del sole che si rifletteva nelle gocce d’acqua d’irrigazione e nei preparati biodinamici tutt’intorno.

Le coltivazioni incorniciate dagli alberi della Pianura Padana, il calare del sole che piano piano scalda l’atmosfera e il silenzio che abbraccia ogni cosa. Un silenzio rotto ancora dal canto delle rane, felici di aver ritrovato un territorio in cui tornare a farsi sentire nelle notti d’estate, e dei bambini che giocavano tra le vecchie case coloniche rosse come il fuoco.
È qui che nascono i prodotti dei nostri amici delle Cascine Orsine e che noi proponiamo con orgoglio, conoscendo la passione con cui è seguito tutto il percorso dei loro progetti. Una grande famiglia che ama diffondere la sua passione a tutti noi che abbiamo la fortuna di condividere.

Qui potete dare un’occhata ai prodotti che abbiamo scelto per voi

 

 

 

Frutta secca in estate?!

Frutta secca in estate?!

Noci, mandorle, nocciole e tutta la frutta secca in generale, inclusi i semi oleaginosi ( semi di girasole, lino, papavero, chia, zucca,….) se consumata lontano dai pasti si rilevano essere alimenti dalle molte proprietà benefiche, attenzione agli eccessi però. Se assunti moderatamente, sono un vero e proprio toccasana per il nostro organismo: dal sistema cardiovascolare all’apparato digerente, dal sistema nervoso, alla pelle.

Sono alimenti ricchi di sali minerali (magnesio, potassio, selenio e fosforo), vitamine, proteine, fibre, acido folico, sostanze antiossidanti, elementi fondamentali per il benessere dell’organismo, soprattutto in estate quando la temperatura alta aumenta la sudorazione e di conseguenza l’organismo necessita il reintegro di queste sostanze. Inoltre, la frutta secca è priva di colesterolo e ricca di acido folico, di vitamina E e B6.

Come consumarla?

  • Quantità: dai 25 ai 40 grammi al giorno
  • Lontano dai pasti o insieme all’insalata prima di altre pietanze

Buona frutta secca a tutti!

Mangiar semplice

Mangiar semplice

Mangiar semplice innanzitutto io lo considero sinonimo di salute, e questo riguarda due aspetti: il primo la produzione del cibo, il secondo la sua preparazione e fruizione.

L’aspetto del mangiar semplice legato alla produzione del cibo è un livello che secondo il mio punto di vista si può approcciare con quella che definisco la pedagogia del cibo,  ossia cercare di approfondire, conoscere, confrontare informazioni e conoscenze per costruirsi un proprio pratico scenario alimentare per attuare nel concreto un’azione consapevole e costruttiva rispetto all’esistente. (Per fortuna ci sono varie possibilità, ma questo merita un approfondimento a sé e ce ne occuperemo in un altro contesto).

Ma veniamo al secondo aspetto, ossia quello della preparazione e fruizione del cibo.

Il mangiar semplice riguarda la scelta degli alimenti: questi devono essere non troppo elaborati o raffinati, conservati, addizionati, surgelati, edulcorati, … quando ancora contraffatti, simulati, trasformati, … .

Il mangiar semplice dovrebbe anche riguardare ed includere anche la nostra tradizione alimentare. Ossia andare davvero all’essenzialità. Cereali, verdura e frutta, legumi e pochi alimenti di origine animale, ossia il regime alimentare dei nostri nonni. Manca qualcosa direte voi… . Sì manca tutto il resto che ci è stato “suggerito” di mangiare senza che ne abbiamo bisogno, di cui ne abbiamo fatto un’abitudine, di cui ormai ne sentiamo costantemente un desiderio irrefrenabile… , ma questo tipo di cibi possono solo essere un’eccezione (neanche questa forse!) nella nostra dieta quotidiana, non un’abitudine.

Il modo di preparare il cibo dovrebbe essere anch’esso quello più semplice: piatti non troppo elaborati o contenenti contemporaneamente troppi ingredienti di natura diversa ed incompatibili (carne, formaggio, uova …), condimenti  leggeri, cotture non prolungate e che salvaguardino l’integrità dei nutrienti, ma anche facilità di reperimento degli alimenti (no alla troppa ricercatezza degli alimenti), e non ultimo, semplicità ed economicità di esecuzione (tempo, energia impiegata).

Non dimentichiamo la quantità: considerando questa c’è salute per noi ed economicità per il pianeta. Nella medicina ayurvedica si dice che dovremmo assumere a pasto la quantità di cibo che possiamo contenere nelle nostre mani a coppa. Due quarti dovrebbero essere di natura solida, un quarto liquida ed un quarto uno spazio vuoto utile per il movimento della digestione.

Semplificando andiamo all’essenza per trovare qualcosa di più prezioso per noi.

Elena

Fragole irradiate, cosa si sa?

Fragole irradiate, cosa si sa?

Si sente più spesso parlare di alterazione dei cibi per agevolarne la commercializzazione, sempre di più a sfavore della salubrità degli stessi e con totale disinformazione da parte del cliente finale che crede di comprare e mangiare un cibo utile alla sua salute. L’irradiamento degli alimenti è una realtà presente nel mondo del commercio del cibo perché regolamentata dalla commissione europea attraverso il suo organo di controllo sul cibo, il Codex Alimentarius, con lo strumento dell’etichettatura che come sempre lascia ampi margini all’irregolarità alla frode e al caso, dico io. Conclusione? Ci si può solo salvare col BIO serio e controllato.

COME?

Il metodo consiste nell’utilizzo di raggi gamma, raggi X (milioni di volte più potenti di quelli usati a scopo medico) o fasci di elettroni direttamente sui cibi.  Gli alimenti da irraggiare sono posti su un nastro trasportatore e fatti passare sotto un fascio di radiazioni sprigionate da cobalto 60 o da un generatore di elettroni.

PERCHE’?

Il trattamento serve a distruggere i batteri e a ritardare il deperimento della frutta e della verdura e viene utilizzato principalmente in patate, cipolle, aglio per bloccarne la germinazione; frutta tropicale (es. ananas e banane) per ritardarne la maturazione; cereali, riso, alcuni frutti e alcune verdure per eliminare insetti ed altri parassiti; fragole per ritardarne la marcescenza; carne bovina, pollame, pesce per eliminarne i microrganismi patogeni.

PERICOLI REALI ALLA SALUTE

Qualche tempo fa la famosa rivista internazionale Nexsus, Ed. italiana n. 35, ha pubblicato un interessante articolo sull’argomento, evidenziando i pericoli che sono stati sottaciuti ai consumatori:
“ [omissis]… – Quando l’alimento viene colpito, le radiazioni iniziano una complessa sequenza di reazioni che fanno letteralmente a pezzi la struttura molecolare dell’alimento.
Le vitamine e gli enzimi vengono distrutti ed il cibo fresco diventa cibo morto.
Il cibo irradiato è stato descritto come “il cibo che durerà per sempre”, poiché il processo viene utilizzato per prolungare la data di scadenza nei supermarket o per uccidere batteri ed insetti.  Nel processo di irradiazione vengono usate due fra le più letali e tossiche sostanze note all’umanità.  Esse sono il cobalto-60 (quella maggiormente utilizzata) ed il cesio-137…[omissis] … La struttura molecolare del cibo quando è irradiata viene spezzata e si formano radicali liberi, i quali possono reagire con il cibo sino a creare nuove sostanze chimiche denominate prodotti radiolitici.  Alcune sono notoriamente cancerogene, come il benzene nella carne irradiata, altre sono uniche e specifiche del processo di irradiazione. Sebbene le radiazioni possano uccidere i batteri, esse tuttavia non elimineranno le tossine create originariamente dai batteri stessi.  Nel 1973 venne scoperta per la prima volta un’accresciuta produzione di aflatossine in seguito ad irradiazione U, fatto poi confermato nel 1976 e nel 1978; le aflatossine sono potenti agenti che provocano il cancro al fegato. Le vitamine A, C, D, E e K ed alcune vitamine del gruppo B, in particolare Bl, B2, B3, B6 e B12, vengono danneggiate dall’irradiazione; la misura della perdita di vitamine dipende dal cibo e dalla dose somministrata.  I succhi di frutta ne risentono maggiormente della frutta fresca, e quest’ultima più degli ortaggi, dei cereali e dei prodotti carnei…[omissis]”.

L’Istituto Superiore di Sanità, fonte altrettanto autorevole, evidenzia le stesse problematiche:
“[… omissis] … Per quanto riguarda i caratteri organolettici, si manifestano variazioni di colore, odore, sapore e consistenza dovute essenzialmente alle trasformazioni indotte dalle radiazioni sui costituenti dell’alimento. I raggi gamma provocano reazioni di ossidazione e riduzione, polimerizzazioni con liberazione acido solfidrico e formazione di vari solfuri organici, probabilmente derivati dal glutatione, responsabili di odori sgradevoli. Le variazioni di colore avvengono generalmente in seguito all’ imbrunimento non enzimatico che si manifesta in modo più evidente rispetto al prodotto non trattato. Comunque l’entità delle variazioni è legata soprattutto all’applicazione corretta del processo di irradiazione. Per quanto riguarda la qualità nutrizionale l’irraggiamento può influenzare sia i macronutrienti sia i micronutrienti. Le alterazioni delle proteine consistono soprattutto in ossidazioni dei gruppi aminici e sulfidrilici degli aminoacidi che le costituiscono e avvengono anche con basse dosi di trattamento, con quantità superiori si possono verificare rotture delle catene laterali, denaturazione e precipitazione. In seguito all’irraggiamento anche gli aminoacidi liberi possono subire deaminazioni con liberazione di ammoniaca e decarbossilazioni con formazione di ammine, tutte queste reazioni sono caratterizzate da odori intensi e sgradevoli. È possibile anche che si formino D-aminoacidi che, come noto, non sono disponibili per l’organismo umano. Anche i glucidi possono alterarsi in seguito a processi ossidativi e idrolitici attivati dalle radiazioni ionizzanti, i polisaccaridi si trasformano dapprima in monosi e successivamente in acidi aldonici e uronici. Le pectine invece vengono idrolizzate a prodotti solubili in acqua determinando il rammollimento del prodotto. Le alterazioni causate dall’irraggiamento a carico dei lipidi consistono nella rottura della catena idrocarburica degli acidi grassi con formazione di catene più corte o, in seguito a ricombinazione dei frammenti, a catene più lunghe e ramificate. Gli acidi grassi saturi vanno incontro alla decarbossilazione con formazione di idrocarburi. Per gli acidi grassi insaturi prevalgono le reazioni di polimerizzazione e di irrancidimento ossidativo, con formazione di aldeidei e chetoni, responsabili di odori e sapori sgradevoli. Gli effetti a carico degli acidi grassi insaturi determinati dalle radiazioni sono senz’altro superiori a quelli che avvengono nei normali processi ossidativi. È abbastanza logico che le radiazioni ionizzanti favoriscano l’ossidazione degli acidi grassi, poiché questa reazione è avviata e portata avanti da radicali liberi, presenti in numero elevato nei prodotti irradiati. Danni ossidativi avvengono quindi anche a carico degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) che sono da considerarsi essenziali per l’organismo umano dato il loro ruolo nelle membrane cellulari e perché precursori delle prostaglandine e altri eicosanoidi. Scorrendo la lista degli alimenti che possono essere irradiati a norma di legge, si può affermare che un danno nutrizionale può avvenire a carico di acidi grassi insaturi soprattutto per il pesce, dal momento che questa categoria di alimenti ne è particolarmente ricca …[omissis]
(estratto del rapporto sui cibi irradiati dell’Istituto Superiore della Sanità)

 

In Italia la disciplina è regolamentata dal DM 30/08/1973 (che permette l’uso delle radiazioni gamma per bloccare la germinazione) e dal Decreto Legislativo 30 gennaio 2001, n. 94  “Attuazione delle direttive 1999/2/CE e 1993/3/CE concernenti gli alimenti e i loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti”.

La commissione Codex Alimentarius, insieme con altre autorità atte al controllo in ambito alimentare, ha approvato l’irradiazione di più di 60 prodotti, incluse erbe aromatiche, piante medicinali e spezie. Il permesso a utilizzare la tecnica  è di fatto un favore ai produttori più che ai consumatori, poiché consente di estendere la vita dei cibi anche senza l’uso di adeguate regole igieniche.

Patate, queste solanacee!

Patate, queste solanacee!
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Le solanacae sono una famiglia di vegetali (angiosperme)  molto comuni , tutti conosciamo in cucina la patata, la melanzana, il peperone e il pomodoro! Ebbene tutti questi ortaggi fanno parte della famiglia delle solanacae. In molte tradizionali medicine orientali, nel campo della nutrizione, questi sono alimenti da limitare nel loro utilizzo poiché contengono in percentuale variabile ed in particolar modo in alta percentuale nella buccia una sostanza, la solanina,  che è una sostanza tossica a tutti gli effetti.

La solanina è una sostanza alcaloide con caratteristiche simili ad altre sostanze come curaro, papaverina, nicotina, caffeina che hanno effetti tonici prima, tossici poi, sul sistema nervoso. Se assunta in quantità eccessive la solanina può provocare disturbi di vario genere sia ad organi che ad interi apparati, perfino la morte in caso di intossicazione grave.

Non c’è da preoccuparsi purché si osservino alcune regole di comportamento, in quanto le quantità di solanina contenute nei vegetali al giusto punto di maturazione sono minime e, salvo intolleranze individuali, non creano particolari problemi. I frutti quindi non devono essere verdi (anche i peperoni  quando sono verdi sono ancora immaturi), acerbi, molto duri al tatto ed aspri.

Importanti consigli per il consumo di solanacee

  • Osservare la stagionalità. È un consiglio valido sempre, ancora di più per questa famiglia di vegetali.
  • Acquistare e consumare ortaggi maturi: la solanina infatti è presente nella pianta da quando il seme inizia a germogliare, è proprio il suo fattore di crescita. Nel frutto maturo la solanina viene convertita in altre sostanze non tossiche.
  • Osservare le reazioni del nostro corpo quando assumiamo pomodori, patate, peperoni e melanzane. Questo consiglio è valido per tutti i cibi, ancor di più per le solanacee: ciò comporta consapevolezza sulla salute del nostro corpo.
  • Meglio cuocere. La solanina viene parzialmente neutralizzata durante la cottura, per cui è importante seguire tutti i consigli descritti.
  • Per le patate è meglio non consumarle quindi se hanno già i germogli, proprio perchè ricche di solanona la sostanza di alta presenza quando devono crescere.

Le nostre ricette

Baby Potatoes al sale

Crocchette di patate e broccoli

Gnocchi di patate viola

Torta rustica di patate e cipollotti

e tante altre ancora… alla pagina delle ricette sul sito.