Fragole irradiate, cosa si sa?

maggio 23, 2017
Fragole irradiate, cosa si sa?

Si sente più spesso parlare di alterazione dei cibi per agevolarne la commercializzazione, sempre di più a sfavore della salubrità degli stessi e con totale disinformazione da parte del cliente finale che crede di comprare e mangiare un cibo utile alla sua salute. L’irradiamento degli alimenti è una realtà presente nel mondo del commercio del cibo perché regolamentata dalla commissione europea attraverso il suo organo di controllo sul cibo, il Codex Alimentarius, con lo strumento dell’etichettatura che come sempre lascia ampi margini all’irregolarità alla frode e al caso, dico io. Conclusione? Ci si può solo salvare col BIO serio e controllato.

COME?

Il metodo consiste nell’utilizzo di raggi gamma, raggi X (milioni di volte più potenti di quelli usati a scopo medico) o fasci di elettroni direttamente sui cibi.  Gli alimenti da irraggiare sono posti su un nastro trasportatore e fatti passare sotto un fascio di radiazioni sprigionate da cobalto 60 o da un generatore di elettroni.

PERCHE’?

Il trattamento serve a distruggere i batteri e a ritardare il deperimento della frutta e della verdura e viene utilizzato principalmente in patate, cipolle, aglio per bloccarne la germinazione; frutta tropicale (es. ananas e banane) per ritardarne la maturazione; cereali, riso, alcuni frutti e alcune verdure per eliminare insetti ed altri parassiti; fragole per ritardarne la marcescenza; carne bovina, pollame, pesce per eliminarne i microrganismi patogeni.

PERICOLI REALI ALLA SALUTE

Qualche tempo fa la famosa rivista internazionale Nexsus, Ed. italiana n. 35, ha pubblicato un interessante articolo sull’argomento, evidenziando i pericoli che sono stati sottaciuti ai consumatori:
“ [omissis]… – Quando l’alimento viene colpito, le radiazioni iniziano una complessa sequenza di reazioni che fanno letteralmente a pezzi la struttura molecolare dell’alimento.
Le vitamine e gli enzimi vengono distrutti ed il cibo fresco diventa cibo morto.
Il cibo irradiato è stato descritto come “il cibo che durerà per sempre”, poiché il processo viene utilizzato per prolungare la data di scadenza nei supermarket o per uccidere batteri ed insetti.  Nel processo di irradiazione vengono usate due fra le più letali e tossiche sostanze note all’umanità.  Esse sono il cobalto-60 (quella maggiormente utilizzata) ed il cesio-137…[omissis] … La struttura molecolare del cibo quando è irradiata viene spezzata e si formano radicali liberi, i quali possono reagire con il cibo sino a creare nuove sostanze chimiche denominate prodotti radiolitici.  Alcune sono notoriamente cancerogene, come il benzene nella carne irradiata, altre sono uniche e specifiche del processo di irradiazione. Sebbene le radiazioni possano uccidere i batteri, esse tuttavia non elimineranno le tossine create originariamente dai batteri stessi.  Nel 1973 venne scoperta per la prima volta un’accresciuta produzione di aflatossine in seguito ad irradiazione U, fatto poi confermato nel 1976 e nel 1978; le aflatossine sono potenti agenti che provocano il cancro al fegato. Le vitamine A, C, D, E e K ed alcune vitamine del gruppo B, in particolare Bl, B2, B3, B6 e B12, vengono danneggiate dall’irradiazione; la misura della perdita di vitamine dipende dal cibo e dalla dose somministrata.  I succhi di frutta ne risentono maggiormente della frutta fresca, e quest’ultima più degli ortaggi, dei cereali e dei prodotti carnei…[omissis]”.

L’Istituto Superiore di Sanità, fonte altrettanto autorevole, evidenzia le stesse problematiche:
“[… omissis] … Per quanto riguarda i caratteri organolettici, si manifestano variazioni di colore, odore, sapore e consistenza dovute essenzialmente alle trasformazioni indotte dalle radiazioni sui costituenti dell’alimento. I raggi gamma provocano reazioni di ossidazione e riduzione, polimerizzazioni con liberazione acido solfidrico e formazione di vari solfuri organici, probabilmente derivati dal glutatione, responsabili di odori sgradevoli. Le variazioni di colore avvengono generalmente in seguito all’ imbrunimento non enzimatico che si manifesta in modo più evidente rispetto al prodotto non trattato. Comunque l’entità delle variazioni è legata soprattutto all’applicazione corretta del processo di irradiazione. Per quanto riguarda la qualità nutrizionale l’irraggiamento può influenzare sia i macronutrienti sia i micronutrienti. Le alterazioni delle proteine consistono soprattutto in ossidazioni dei gruppi aminici e sulfidrilici degli aminoacidi che le costituiscono e avvengono anche con basse dosi di trattamento, con quantità superiori si possono verificare rotture delle catene laterali, denaturazione e precipitazione. In seguito all’irraggiamento anche gli aminoacidi liberi possono subire deaminazioni con liberazione di ammoniaca e decarbossilazioni con formazione di ammine, tutte queste reazioni sono caratterizzate da odori intensi e sgradevoli. È possibile anche che si formino D-aminoacidi che, come noto, non sono disponibili per l’organismo umano. Anche i glucidi possono alterarsi in seguito a processi ossidativi e idrolitici attivati dalle radiazioni ionizzanti, i polisaccaridi si trasformano dapprima in monosi e successivamente in acidi aldonici e uronici. Le pectine invece vengono idrolizzate a prodotti solubili in acqua determinando il rammollimento del prodotto. Le alterazioni causate dall’irraggiamento a carico dei lipidi consistono nella rottura della catena idrocarburica degli acidi grassi con formazione di catene più corte o, in seguito a ricombinazione dei frammenti, a catene più lunghe e ramificate. Gli acidi grassi saturi vanno incontro alla decarbossilazione con formazione di idrocarburi. Per gli acidi grassi insaturi prevalgono le reazioni di polimerizzazione e di irrancidimento ossidativo, con formazione di aldeidei e chetoni, responsabili di odori e sapori sgradevoli. Gli effetti a carico degli acidi grassi insaturi determinati dalle radiazioni sono senz’altro superiori a quelli che avvengono nei normali processi ossidativi. È abbastanza logico che le radiazioni ionizzanti favoriscano l’ossidazione degli acidi grassi, poiché questa reazione è avviata e portata avanti da radicali liberi, presenti in numero elevato nei prodotti irradiati. Danni ossidativi avvengono quindi anche a carico degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) che sono da considerarsi essenziali per l’organismo umano dato il loro ruolo nelle membrane cellulari e perché precursori delle prostaglandine e altri eicosanoidi. Scorrendo la lista degli alimenti che possono essere irradiati a norma di legge, si può affermare che un danno nutrizionale può avvenire a carico di acidi grassi insaturi soprattutto per il pesce, dal momento che questa categoria di alimenti ne è particolarmente ricca …[omissis]
(estratto del rapporto sui cibi irradiati dell’Istituto Superiore della Sanità)

 

In Italia la disciplina è regolamentata dal DM 30/08/1973 (che permette l’uso delle radiazioni gamma per bloccare la germinazione) e dal Decreto Legislativo 30 gennaio 2001, n. 94  “Attuazione delle direttive 1999/2/CE e 1993/3/CE concernenti gli alimenti e i loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti”.

La commissione Codex Alimentarius, insieme con altre autorità atte al controllo in ambito alimentare, ha approvato l’irradiazione di più di 60 prodotti, incluse erbe aromatiche, piante medicinali e spezie. Il permesso a utilizzare la tecnica  è di fatto un favore ai produttori più che ai consumatori, poiché consente di estendere la vita dei cibi anche senza l’uso di adeguate regole igieniche.