Mangiar semplice

maggio 30, 2017
Mangiar semplice

Mangiar semplice innanzitutto io lo considero sinonimo di salute, e questo riguarda due aspetti: il primo la produzione del cibo, il secondo la sua preparazione e fruizione.

L’aspetto del mangiar semplice legato alla produzione del cibo è un livello che secondo il mio punto di vista si può approcciare con quella che definisco la pedagogia del cibo,  ossia cercare di approfondire, conoscere, confrontare informazioni e conoscenze per costruirsi un proprio pratico scenario alimentare per attuare nel concreto un’azione consapevole e costruttiva rispetto all’esistente. (Per fortuna ci sono varie possibilità, ma questo merita un approfondimento a sé e ce ne occuperemo in un altro contesto).

Ma veniamo al secondo aspetto, ossia quello della preparazione e fruizione del cibo.

Il mangiar semplice riguarda la scelta degli alimenti: questi devono essere non troppo elaborati o raffinati, conservati, addizionati, surgelati, edulcorati, … quando ancora contraffatti, simulati, trasformati, … .

Il mangiar semplice dovrebbe anche riguardare ed includere anche la nostra tradizione alimentare. Ossia andare davvero all’essenzialità. Cereali, verdura e frutta, legumi e pochi alimenti di origine animale, ossia il regime alimentare dei nostri nonni. Manca qualcosa direte voi… . Sì manca tutto il resto che ci è stato “suggerito” di mangiare senza che ne abbiamo bisogno, di cui ne abbiamo fatto un’abitudine, di cui ormai ne sentiamo costantemente un desiderio irrefrenabile… , ma questo tipo di cibi possono solo essere un’eccezione (neanche questa forse!) nella nostra dieta quotidiana, non un’abitudine.

Il modo di preparare il cibo dovrebbe essere anch’esso quello più semplice: piatti non troppo elaborati o contenenti contemporaneamente troppi ingredienti di natura diversa ed incompatibili (carne, formaggio, uova …), condimenti  leggeri, cotture non prolungate e che salvaguardino l’integrità dei nutrienti, ma anche facilità di reperimento degli alimenti (no alla troppa ricercatezza degli alimenti), e non ultimo, semplicità ed economicità di esecuzione (tempo, energia impiegata).

Non dimentichiamo la quantità: considerando questa c’è salute per noi ed economicità per il pianeta. Nella medicina ayurvedica si dice che dovremmo assumere a pasto la quantità di cibo che possiamo contenere nelle nostre mani a coppa. Due quarti dovrebbero essere di natura solida, un quarto liquida ed un quarto uno spazio vuoto utile per il movimento della digestione.

Semplificando andiamo all’essenza per trovare qualcosa di più prezioso per noi.

Elena