Un altro pezzo di PortaNatura!

giugno 1, 2017
antonia con nicolò

Antonia, Client Experience & Communication Mgr di PortaNatura.

La persona giusta al posto giusto.

Dietro a queste definizioni di ruoli aziendali dai nomi altisonanti si nascondono ruoli e mansioni spesso misteriose, non è questo il caso…

“Antonia, come sei approdata a PortaNatura? “ “Approdare è proprio il termine esatto per spiegare come!” Mi risponde subito. “E’ successo in un particolare momento della mia vita: immagina una barca che vaga per il mare apparentemente calmo che arriva in un porto ed attracca, finalmente.” E’ successo proprio così”, mi racconta. Dopo tanti anni in una grande azienda multinazionale, incontro PortaNatura ed è subito feeling. Uno scenario piccolo, persone accoglienti e pro(positive) e soprattutto tutto quello che in una parola definirei cura, da tanti punti di vista; cura e qualità per i prodotti, cura per come si organizzano le cose, cura nei confronti delle persone, che siano clienti, collaboratori, produttori o fornitori.

Ascolto con interesse le parole di Antonia, ma soprattutto mi inebrio di questo modo di esprimere i pensieri, solare, pacato, sereno, cordiale: una ventata di serena ed armonica bellezza. La parola che mi viene in mente è garbo, un termine desueto, ma appropriato per esprimere l’impressione che mi inspira.

“Antonia, per quale tua caratteristica ti trovi a PortaNatura?”.

Ci pensa solo un attimo e poi molto decisa mi risponde: “ Credo per la mia capacità di “segnare il sentiero” mi dice. “ Come quando il CAI traccia i percorsi nuovi in montagna…” e sorride. “Vedi, PortaNatura ha un progetto con un contenuto etico molto forte, rendere il bio fruibile a sempre più persone, sia in termini di facilità d’uso che in termini economici, un bel progetto, ed io credo si debba tracciare il sentiero più semplice per arrivare sino in cima al Cervino”, mi dice continuando con la metafora della montagna.

“Come?”le chiedo. “Partendo dall’esperienza che fanno le persone nell’utilizzare PortaNatura e di conseguenza organizzando una comunicazione che sia più rispondente alle esigenze di tutto il sistema.  “Ecco spiegato Client Experience & Communication Mgr …” dico io. “In particolare per PN cercare di scambiare contenuti reali con le persone presentando il progetto così come è: concreto, chiaro, senza intermediazioni, pulito, etico e lungimirante. In realtà tutto questo non ha bisogno di molto, parla già la qualità, cosa che in questo momento storico credo sia fondamentale”.

“Come fai?” le chiedo. “Mi piace pormi in osservazione, sono sempre stata curiosa di imparare dalle persone, da chiunque, di qualsiasi età, è uno scambio creativo!”.

“Mi piace “ le dico. “Un’ultima domanda, quale è il tuo mantra?” le chiedo credendo di spiazzarla un po’… . “La felicità è un muscolo volontario!” mi risponde invece subitissimo. Mi spiega: ”Qualsiasi cosa tu faccia nella vita, sei tu a determinare in qualche modo la porzione di felicità che c’è in tutte le cose, anche in quelle più brutte. Questa visione delle cose da applicare non con sforzo, ma con gusto” aggiunge.

“Il bicchiere è sempre mezzo pieno ed ha anche le bollicine!”

Sapete come scegliere e conservare delle buone mozzarelle?

maggio 31, 2017
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Ce lo spiega Sonia Gigante, dell’azienda Querceta.

Come riconoscerla?

“La mozzarella buona deve avere un solo sapore: all’interno si deve sentire il latte. Spesso la mozzarella viene fatta con pasta filata di dubbia provenienza, non italiana …”

Come conservarla? 

“Va conservata in frigorifero ed una buona mozzarella si conserva anche 10 giorni, ma prima di mangiarla va tenuta a temperatura ambiente almeno per 30 minuti per farla ammorbidire e se il tempo a disposizione è ridotto va bene anche immergerla con il sacchetto in acqua tiepida”.

Per conoscere il nostro BioPartner..

Querceta nasce come azienda agricola tanto tempo fa.

Sono diverse le generazioni della famiglia Gigante che portano avanti questa tradizione con passione e rispetto per la natura.

Nel 2007 poi Querceta fa il passo della certificazione BIO anche se di fatto “bio” Querceta lo è sempre stata…

Come ci dice Sonia, una delle proprietarie: “noi siamo bio per passione e non per moda”.

Bio è nel DNA di questa grande azienda e le parole d’ordine sono: sano, naturale, filiera corta…si coltiva il foraggio nei 100 ettari di terreno e poi lo si usa per i quasi 600 capi di bestiame (bovini ed ovini).

Querceta ha un sogno, anzi ne ha due… uno più vicino di trasformare il letame in energia elettrica da usare per le trasformazioni del latte e delle carni e un secondo di diventare agriturismo.

In ogni caso Querceta ospita già chi è interessato a conoscere da vicino il suo grande mondo, attraverso la masseria didattica.

PortaNatura distribuisce i prodotti di Querceta con grande soddisfazione.

Scoprite il loro gusto digitando nel nostro Shop “Querceta” e selezionando una tra le seguenti bontà:

carni, salsiccia, soppressata, provolone, mozzarella, ricotta, caciocavallo, primo sale ed altro ancora!

Mangiar semplice

maggio 30, 2017
cibo semplice

Mangiar semplice innanzitutto io lo considero sinonimo di salute, e questo riguarda due aspetti: il primo la produzione del cibo, il secondo la sua preparazione e fruizione.

L’aspetto del mangiar semplice legato alla produzione del cibo è un livello che secondo il mio punto di vista si può approcciare con quella che definisco la pedagogia del cibo,  ossia cercare di approfondire, conoscere, confrontare informazioni e conoscenze per costruirsi un proprio pratico scenario alimentare per attuare nel concreto un’azione consapevole e costruttiva rispetto all’esistente. (Per fortuna ci sono varie possibilità, ma questo merita un approfondimento a sé e ce ne occuperemo in un altro contesto).

Ma veniamo al secondo aspetto, ossia quello della preparazione e fruizione del cibo.

Il mangiar semplice riguarda la scelta degli alimenti: questi devono essere non troppo elaborati o raffinati, conservati, addizionati, surgelati, edulcorati, … quando ancora contraffatti, simulati, trasformati, … .

Il mangiar semplice dovrebbe anche riguardare ed includere anche la nostra tradizione alimentare. Ossia andare davvero all’essenzialità. Cereali, verdura e frutta, legumi e pochi alimenti di origine animale, ossia il regime alimentare dei nostri nonni. Manca qualcosa direte voi… . Sì manca tutto il resto che ci è stato “suggerito” di mangiare senza che ne abbiamo bisogno, di cui ne abbiamo fatto un’abitudine, di cui ormai ne sentiamo costantemente un desiderio irrefrenabile… , ma questo tipo di cibi possono solo essere un’eccezione (neanche questa forse!) nella nostra dieta quotidiana, non un’abitudine.

Il modo di preparare il cibo dovrebbe essere anch’esso quello più semplice: piatti non troppo elaborati o contenenti contemporaneamente troppi ingredienti di natura diversa ed incompatibili (carne, formaggio, uova …), condimenti  leggeri, cotture non prolungate e che salvaguardino l’integrità dei nutrienti, ma anche facilità di reperimento degli alimenti (no alla troppa ricercatezza degli alimenti), e non ultimo, semplicità ed economicità di esecuzione (tempo, energia impiegata).

Non dimentichiamo la quantità: considerando questa c’è salute per noi ed economicità per il pianeta. Nella medicina ayurvedica si dice che dovremmo assumere a pasto la quantità di cibo che possiamo contenere nelle nostre mani a coppa. Due quarti dovrebbero essere di natura solida, un quarto liquida ed un quarto uno spazio vuoto utile per il movimento della digestione.

Semplificando andiamo all’essenza per trovare qualcosa di più prezioso per noi.

Elena

Il 2 giugno…la Repubblica…le ortiche

maggio 29, 2017

Quest’anno festeggiamo i 71 anni della nascita della nostra Repubblica.

Che emozione…

Cosa si mangiava nel 1946? Quel 2 giugno famoso cosa ospitavano le tavole delle famiglie di allora?

Le ricette erano molto parche e l’arte del riciclaggio era considerate una virtù eccellente per le massaie italiane….

Per esempio la cicoria era diventata la sostituta del caffè.

Era difficile trovare materie prime, anche le più semplici.. tutto era mancato con le tragedie della guerra…

Ma il 2 giugno fu un giorno speciale per gli italiani ed in particolar modo per le donne che per la prima volta votarono al referendum. Per la prima volta si sentirono attive dal punto di vista politico. Per la prima volta si sentirono al pari dell’uomo.

E quindi perchè non cerebrarle provando a replicare nel nostro 6 giugno 2017 una loro semplice ricetta.

POLPETTE CON LE ORTICHE ed erbe di campo

Le verdure erano scarse in città ma…quelle dei campi nelle periferie urbane erano molto rigogliose e quindi le ortiche e le erbe di campo erano ovunque!

La ricetta è semplicissima:

500 gr di ortiche ed erbe di campo (melissa, tarassaco) – > Ortiche online

250 gr di patate -> Patate online

sale fino e pane grattuggiato q.b.

Olio extravergine di oliva per la frittura – > Olio extra. online

Per preparare le polette di ortiche, iniziate indossando dei guanti per proteggere le mani da eventuali tracce di sostanza urticante rimaste sullo stelo e sulle foglie.

Mettete a bagno le foglie di ortica e delle erbe di campo in acqua fredda, lavatele accuratamente e scolatele bene con un colapasta.

A questo punto fate bollire dell’acqua in una pentola, salatela e mettete a cuocere le foglie per circa 10 minuti. Quando si saranno ammorbidite e avranno raggiunto una colorazione più intensa, scolatele in un colapasta e, aiutandovi con il dorso di una forchetta, spingete le foglie cotte verso il setaccio per far fuoriuscire tutto il liquido assorbito durante la cottura e mettete da parte.

Intanto fate bollire le patate che sbuccerete e schiaccerete.

Mescolate patate e foglie di ortica assieme, aggiungete il sale e formatene della palline che poi farete passare nel pane grattugiato.

Friggete in abbondante olio caldo, ed il gioco è fatto!

Un pezzo di portaNatura!

maggio 23, 2017
Foto_dimensioni medie

Oggi vi facciamo conoscere Irene, dipendente di portaNatura, dedicata alla gestione del Servizio Clienti.

Irene è una ventenne solare e dinamica che ama la natura e la sua cura (da bimba voleva infatti fare la veterinaria…!) e quando è capitata per un colloquio a portaNatura ha capito che era il luogo adatto a lei.

Voi direte, perchè?

Perchè Irene è un persona scrupolosa, attenta, organizzata che cura ogni dettaglio nel suo lavoro e portaNatura reputa che questi elementi siano essenziali per dare un buon servizio ai clienti.

Irene è anche una ragazza molto altruista: ogni richiesta del cliente diventa anche sua. Non va a casa se prima non ha risposto ad ogni domanda, se non ha sistemato ogni questione!

Ha un grande rispetto verso il prossimo ed interagisce con tutti i clienti con cura e passione. In punta dei piedi ma con l’intelligenza emotiva delle persone aperte verso il prossimo.

Guardandola negli occhi scorgi la felicità di chi ama il proprio lavoro, i propri clienti ed ha voglia di affrontare nuove sfide per rendere il servizio sempre migliore!

Il sogno di Irene?

E’ un sogno dolcissimo… fare la pasticciera. Aprire un negozio profumato, luminoso su una di quelle colline della zona di Alessandria dalle quali scorgi mille tonalità di verde. E naturalmente utilizzare le materie prime di portaNatura!

Ne cita una: le fragole. Un frutto buonissimo e molto delicato, che richiede cura e rispetto per essere mantenuto integro e che emana un profumo unico.

Stessa cura e rispetto che Irene, giorno dopo giorno, garantisce ai fortunati clienti di portaNatura!

Fragole irradiate, cosa si sa?

maggio 23, 2017
fragole irradiate cosa si sa 2

Si sente più spesso parlare di alterazione dei cibi per agevolarne la commercializzazione, sempre di più a sfavore della salubrità degli stessi e con totale disinformazione da parte del cliente finale che crede di comprare e mangiare un cibo utile alla sua salute. L’irradiamento degli alimenti è una realtà presente nel mondo del commercio del cibo perché regolamentata dalla commissione europea attraverso il suo organo di controllo sul cibo, il Codex Alimentarius, con lo strumento dell’etichettatura che come sempre lascia ampi margini all’irregolarità alla frode e al caso, dico io. Conclusione? Ci si può solo salvare col BIO serio e controllato.

COME?

Il metodo consiste nell’utilizzo di raggi gamma, raggi X (milioni di volte più potenti di quelli usati a scopo medico) o fasci di elettroni direttamente sui cibi.  Gli alimenti da irraggiare sono posti su un nastro trasportatore e fatti passare sotto un fascio di radiazioni sprigionate da cobalto 60 o da un generatore di elettroni.

PERCHE’?

Il trattamento serve a distruggere i batteri e a ritardare il deperimento della frutta e della verdura e viene utilizzato principalmente in patate, cipolle, aglio per bloccarne la germinazione; frutta tropicale (es. ananas e banane) per ritardarne la maturazione; cereali, riso, alcuni frutti e alcune verdure per eliminare insetti ed altri parassiti; fragole per ritardarne la marcescenza; carne bovina, pollame, pesce per eliminarne i microrganismi patogeni.

PERICOLI REALI ALLA SALUTE

Qualche tempo fa la famosa rivista internazionale Nexsus, Ed. italiana n. 35, ha pubblicato un interessante articolo sull’argomento, evidenziando i pericoli che sono stati sottaciuti ai consumatori:
“ [omissis]… – Quando l’alimento viene colpito, le radiazioni iniziano una complessa sequenza di reazioni che fanno letteralmente a pezzi la struttura molecolare dell’alimento.
Le vitamine e gli enzimi vengono distrutti ed il cibo fresco diventa cibo morto.
Il cibo irradiato è stato descritto come “il cibo che durerà per sempre”, poiché il processo viene utilizzato per prolungare la data di scadenza nei supermarket o per uccidere batteri ed insetti.  Nel processo di irradiazione vengono usate due fra le più letali e tossiche sostanze note all’umanità.  Esse sono il cobalto-60 (quella maggiormente utilizzata) ed il cesio-137…[omissis] … La struttura molecolare del cibo quando è irradiata viene spezzata e si formano radicali liberi, i quali possono reagire con il cibo sino a creare nuove sostanze chimiche denominate prodotti radiolitici.  Alcune sono notoriamente cancerogene, come il benzene nella carne irradiata, altre sono uniche e specifiche del processo di irradiazione. Sebbene le radiazioni possano uccidere i batteri, esse tuttavia non elimineranno le tossine create originariamente dai batteri stessi.  Nel 1973 venne scoperta per la prima volta un’accresciuta produzione di aflatossine in seguito ad irradiazione U, fatto poi confermato nel 1976 e nel 1978; le aflatossine sono potenti agenti che provocano il cancro al fegato. Le vitamine A, C, D, E e K ed alcune vitamine del gruppo B, in particolare Bl, B2, B3, B6 e B12, vengono danneggiate dall’irradiazione; la misura della perdita di vitamine dipende dal cibo e dalla dose somministrata.  I succhi di frutta ne risentono maggiormente della frutta fresca, e quest’ultima più degli ortaggi, dei cereali e dei prodotti carnei…[omissis]”.

L’Istituto Superiore di Sanità, fonte altrettanto autorevole, evidenzia le stesse problematiche:
“[… omissis] … Per quanto riguarda i caratteri organolettici, si manifestano variazioni di colore, odore, sapore e consistenza dovute essenzialmente alle trasformazioni indotte dalle radiazioni sui costituenti dell’alimento. I raggi gamma provocano reazioni di ossidazione e riduzione, polimerizzazioni con liberazione acido solfidrico e formazione di vari solfuri organici, probabilmente derivati dal glutatione, responsabili di odori sgradevoli. Le variazioni di colore avvengono generalmente in seguito all’ imbrunimento non enzimatico che si manifesta in modo più evidente rispetto al prodotto non trattato. Comunque l’entità delle variazioni è legata soprattutto all’applicazione corretta del processo di irradiazione. Per quanto riguarda la qualità nutrizionale l’irraggiamento può influenzare sia i macronutrienti sia i micronutrienti. Le alterazioni delle proteine consistono soprattutto in ossidazioni dei gruppi aminici e sulfidrilici degli aminoacidi che le costituiscono e avvengono anche con basse dosi di trattamento, con quantità superiori si possono verificare rotture delle catene laterali, denaturazione e precipitazione. In seguito all’irraggiamento anche gli aminoacidi liberi possono subire deaminazioni con liberazione di ammoniaca e decarbossilazioni con formazione di ammine, tutte queste reazioni sono caratterizzate da odori intensi e sgradevoli. È possibile anche che si formino D-aminoacidi che, come noto, non sono disponibili per l’organismo umano. Anche i glucidi possono alterarsi in seguito a processi ossidativi e idrolitici attivati dalle radiazioni ionizzanti, i polisaccaridi si trasformano dapprima in monosi e successivamente in acidi aldonici e uronici. Le pectine invece vengono idrolizzate a prodotti solubili in acqua determinando il rammollimento del prodotto. Le alterazioni causate dall’irraggiamento a carico dei lipidi consistono nella rottura della catena idrocarburica degli acidi grassi con formazione di catene più corte o, in seguito a ricombinazione dei frammenti, a catene più lunghe e ramificate. Gli acidi grassi saturi vanno incontro alla decarbossilazione con formazione di idrocarburi. Per gli acidi grassi insaturi prevalgono le reazioni di polimerizzazione e di irrancidimento ossidativo, con formazione di aldeidei e chetoni, responsabili di odori e sapori sgradevoli. Gli effetti a carico degli acidi grassi insaturi determinati dalle radiazioni sono senz’altro superiori a quelli che avvengono nei normali processi ossidativi. È abbastanza logico che le radiazioni ionizzanti favoriscano l’ossidazione degli acidi grassi, poiché questa reazione è avviata e portata avanti da radicali liberi, presenti in numero elevato nei prodotti irradiati. Danni ossidativi avvengono quindi anche a carico degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) che sono da considerarsi essenziali per l’organismo umano dato il loro ruolo nelle membrane cellulari e perché precursori delle prostaglandine e altri eicosanoidi. Scorrendo la lista degli alimenti che possono essere irradiati a norma di legge, si può affermare che un danno nutrizionale può avvenire a carico di acidi grassi insaturi soprattutto per il pesce, dal momento che questa categoria di alimenti ne è particolarmente ricca …[omissis]
(estratto del rapporto sui cibi irradiati dell’Istituto Superiore della Sanità)

 

In Italia la disciplina è regolamentata dal DM 30/08/1973 (che permette l’uso delle radiazioni gamma per bloccare la germinazione) e dal Decreto Legislativo 30 gennaio 2001, n. 94  “Attuazione delle direttive 1999/2/CE e 1993/3/CE concernenti gli alimenti e i loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti”.

La commissione Codex Alimentarius, insieme con altre autorità atte al controllo in ambito alimentare, ha approvato l’irradiazione di più di 60 prodotti, incluse erbe aromatiche, piante medicinali e spezie. Il permesso a utilizzare la tecnica  è di fatto un favore ai produttori più che ai consumatori, poiché consente di estendere la vita dei cibi anche senza l’uso di adeguate regole igieniche.

Le patate ed il mare (Favola per bambini)

maggio 17, 2017
pesto

C’era una volta una bimba di nome Emma con un caschetto di capelli color bruno ed una frangetta un po’ storta perchè la mamma non riusciva a convincerla ad andare dal parrucchiere ed era costretta a tagliargliela in casa.

Questa bimba che, avrete capito, era piuttosto testarda, aveva una grande paura: il mare.

Quando la mamma ed il papà la portavano sulla spiaggia diceva di avere il mal di pancia o essere stanca pur di evitare di entrare in acqua.

Perchè avesse paura del mare non si sà. Forse una bevuta per un cavallone, forse una caduta sul bagnasciuga oppure il frutto della sua grande immaginazione.

Lei si immaginava il mare come un grande immenso gigante blu. Fluttuante ed insinuoso che attraverso le sue grandi braccia schiumose portava verso di se ogni oggetto vicino alla battigia…

La mamma era preoccupata per questa paura, perchè Emma in realtà di solito era molto coraggiosa.

Si sà però, che ognuno ha un piccolo grande timore. E’ normale.

Allora la mamma ebbe un’idea per convincere la bimba a superare quella paura! Prese delle patate lesse, le mise in un contenitore e le portò in spiaggia per il pranzo.

Chiamò Emma che stava facendo formine con la sabbia e le propose un gioco: andare a salare le patate in mare!

Emma, felice per il gioco proposto, cominciò ad andare avanti ed indietro tra il mare e la sdraio e ad ogni boccone di patata c’era una carezza del mare.

Non era poi così pauroso, anzi era pure utile!

Da quel giorno Emma imparò ad amare il mare.

La mamma felice disse ad Emma: “ogni cosa, cara la mia bambina, fa paura se non la si conosce da vicino e una volta superata, la paura, diventa la nostra forza”!.

Sperimentate con i vostri bimbi la salatura delle patate nel mare.

Ci sono delle ottime patate novelle ora nello Shop PortaNatura

BioBruni: 2 ricette veloci per la primavera a base di….latte di capra

maggio 17, 2017
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Questa settimana ci siamo immersi nelle atmosfere delicate e rispettose della famiglia Bruni e della sua azienda, famosa per il suo sopraffino yogurt bio di capra.

Ecco 2 ricette veloci e poi vi faremo conoscere questo interessante partner di PortaNatura:

  1. Una merenda/aperitivo a base di tomino fresco di capra appoggiato su una fragrante focaccia calda alle cipolle rosse. La preparazione è velocissima. Il ricordo delle sensazioni meravigliose che vi darà sarà con voi almeno per un giorno intero.
  2. Una colazione con yogurt di capra e muesli della marca Rapunzel. Senza parole!

BioBruni nasce negli anni 70 da Osvaldo, il fondatore, milanese di origine ma dal cuore pulsante per la natura.

Osvaldo si innamora della natura già da bimbo, grazie alla madre che lo fa avvicinare al magico mondo del miele.

Si prende cura delle api cittadine che non hanno una casa (gli sciami intercettati dai vigili del fuoco) e nella periferia milanese, costruisce arnie e comincia a produrre il primo miele. Poi va alla ricerca di luoghi dove le api possano nutrirsi tutto l’anno in modo naturale ed arriva in Sicilia e lì conosce la compagna della sua vita, Rita.

Vivono anni splendidi in giro per l’Italia dedicandosi alla produzione del miele, fino a giungere nel luogo dove creeranno BioBruni, Montaldeo, in provincia di Alessandria.

Lì la famiglia si allarga! Arrivano le capre…tante capre e la produzione casearia e 5 figli.

E’ nel 1975 che BioBruni, da vera pioniera, viene certificata BIO. Quasi nessuno ha la certificazione bio in quel periodo, ma Osvaldo riesce ad ottenerla.

Per BioBruni, infatti, il mondo bio, la modalità naturale di produrre è da sempre un elemento fondante imprescindibile.

I prodotti di BioBruni (i tomini, il kefir, lo yogurt di capra) hanno un gusto, una freschezza che è immediatamente percepibile assaggiandoli. Il gusto dolce-salato del latte di capra, lavorato con attenzione ed con grande maestria, ci riporta a tempi lontani, ad aromi quasi dimenticati che sanno di rispetto per la natura e di grande pazienza e delicatezza.

La tradizione di BioBruni si fonda, in una danza armonica e vibrante, con la visione innovativa di Samuele, figlio di Osvaldo.

Samuele, viaggia per il mondo carpendo segreti e metodi di produzione avanguardistici. Arriva in Inghilterra dove studia scienze alimentari e poi ritorna alle sue radici ed, insieme anche alla moglie, lavora assiduamente per far volare in alto BioBruni attraverso i moderni strumenti che la tecnologia fornisce.

Un’azienda che respira di famiglia, di natura e di innovazione!

Venite a trovare la famiglia Bruni nelle magnifiche atmosfere della natura piemontese. Sarete accolti dal suadente profumo dell’erba verde e dagli aromi freschi dei loro prodotti.

Nel frattempo visitate il loro bellissimo sito (https://www.biobruni.it).

Non dimenticate la terra sulle patate!

maggio 17, 2017
patate terra

Ebbene sì, lo stiamo dimenticando. Che le patate si tirano fuori proprio dalla terra e che bisogna cercarle sotto la pianta, tra le sue radici e scavando in profondità, dissodando e spostando: bisogna cercarle le patate. E si spera sempre di trovarne una alla fine, e quindi si scava profondo. Poi arrivano nelle nostre dispense, prima ancora nei nostri sacchetti della spesa, belle che pulite, lavate e mondate del lavoro. A volte ho dubitato che ci fossero state sottoterra da quanto fossero pulite!

E quindi ben venga, quando vedo un filo di terra, una piccola zolla ancora attaccata, mi si stringe il cuore, per me è patata più vera!

 

…E LA DIFEERENZA TRA RADICI E TUBERI?

Patate, queste solanacee!

maggio 16, 2017
patata SOLENACEE png
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Le solanacae sono una famiglia di vegetali (angiosperme)  molto comuni , tutti conosciamo in cucina la patata, la melanzana, il peperone e il pomodoro! Ebbene tutti questi ortaggi fanno parte della famiglia delle solanacae. In molte tradizionali medicine orientali, nel campo della nutrizione, questi sono alimenti da limitare nel loro utilizzo poiché contengono in percentuale variabile ed in particolar modo in alta percentuale nella buccia una sostanza, la solanina,  che è una sostanza tossica a tutti gli effetti.

La solanina è una sostanza alcaloide con caratteristiche simili ad altre sostanze come curaro, papaverina, nicotina, caffeina che hanno effetti tonici prima, tossici poi, sul sistema nervoso. Se assunta in quantità eccessive la solanina può provocare disturbi di vario genere sia ad organi che ad interi apparati, perfino la morte in caso di intossicazione grave.

Non c’è da preoccuparsi purché si osservino alcune regole di comportamento, in quanto le quantità di solanina contenute nei vegetali al giusto punto di maturazione sono minime e, salvo intolleranze individuali, non creano particolari problemi. I frutti quindi non devono essere verdi (anche i peperoni  quando sono verdi sono ancora immaturi), acerbi, molto duri al tatto ed aspri.

Importanti consigli per il consumo di solanacee

  • Osservare la stagionalità. È un consiglio valido sempre, ancora di più per questa famiglia di vegetali.
  • Acquistare e consumare ortaggi maturi: la solanina infatti è presente nella pianta da quando il seme inizia a germogliare, è proprio il suo fattore di crescita. Nel frutto maturo la solanina viene convertita in altre sostanze non tossiche.
  • Osservare le reazioni del nostro corpo quando assumiamo pomodori, patate, peperoni e melanzane. Questo consiglio è valido per tutti i cibi, ancor di più per le solanacee: ciò comporta consapevolezza sulla salute del nostro corpo.
  • Meglio cuocere. La solanina viene parzialmente neutralizzata durante la cottura, per cui è importante seguire tutti i consigli descritti.
  • Per le patate è meglio non consumarle quindi se hanno già i germogli, proprio perchè ricche di solanona la sostanza di alta presenza quando devono crescere.

Le nostre ricette

Baby Potatoes al sale

Crocchette di patate e broccoli

Gnocchi di patate viola

Torta rustica di patate e cipollotti

e tante altre ancora… alla pagina delle ricette sul sito.